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Cognome FamigliaROSCETTI     Visualizza la distribuzione del Cognome con GENS Labo Net
Varianti del Cognome

ROSCIETTI

ProvinciaAGRIGENTO
Comune di origineROSCIANO     Visualizza la mappa del Comune con GoogleMaps
Altre residenze

CASTELLO DI ROSCIANO, ROSCIANO (TR), ROSCIANO (PE), ANTRODOCO

Definizione

Da internet si legge: Famiglia catalana (Catalogna – Barcellona) un cui ramo si trasferì in Sardegna, con un Luigi Roscetti governatore del capo di Cagliari e Gallura nel 1413. I suoi discendenti si stabilirono ad Alghero, dove formarono due diversi rami: uno fu investito con il feudo di Olmedo (SS) (Olmedomì), un paese a metà strada fra Sassari e Alghero, ma si estinse con un Matteo Roscetti agli inizi del secolo XVI; l’altro ramo con un Giovanni, all’estinzione della famiglia Catalana dei Cespujades, ereditò il feudo di Teulada (Cagliari). Nel 1508 a Giovanni successe suo figlio Gabriele che però morì nel 1513, per cui il feudo fu incamerato nel fisco (http://www.heraldrysinstitute.com/).
Tra le più antiche e illustri famiglie della Francia, e della Spagna che fiorirono nel tempo dei Re Francesi della Carolea (Carolingi) e dalle case reali Spagnole d’Aragona, di Castiglia e altre, questa famiglia visse con splendore e da quì, in seguito ad auspici militari e vicissitudini di governo passò in Italia e nelle varie regioni – Regioni opulenti di tutte l’humane grandezze. Passarono nei secoli sotto vari Regni alla conquista delle terre del Regno d’Italia. Molti Signori e Cavalieri “Roscetti” spagnoli e francesi, dopo le vittorie dei loro Re, venendo da questi remunerati di terre e ricchezze, diedero vita a una prosapia e si stabilirono con le loro famiglie nelle loro abitazioni fatte di castelli, torri murate e parti del Regno, come ricompensa dei loro servigi miliari.
L’origine della famiglia è nota e questo induce a supposizioni che offrono la possibilità di promuovere ricerche ulteriori.
Fonte: storia della nobiltà Sardegna.

Operando sullo studio della origine del nome, va ricordato come il cognome può aver subito variazioni dialettali, forme contratte, diminutivi, lenizioni, errori dovuti a errata trascrizione. Non è inusuale il fatto che un cognome possa aver tratto origine da una località geografica. Seguendo questa probabile possibilità, potremmo ritenere che il cognome ROSCETTI possa essere verosimilmente originato da Rosciano.
Della famiglia dei Rosciano si apprende da fonte informatica relativamente all’indirizzo: http://www.heraldrysinstitute.com/cognomi/Rosciano/Italia/idc/15404
ma se confrontiamo gli stemmi araldici fra le due famiglie nulla hanno in comune.

Stemma dei Rosciano e Stemma ROSCETTI (Uno scaglione scaccato d'argento e d'oro, accompagnata da tre stelle d'oro, due in capo ed uno in punta.) da http://www.heraldrysinstitute.com/


Come Rosciano inteso come luogo fisico conosciamo diversi Comuni in Italia e un castello, il Castello di Rosciano in Provincia di Perugia (Comune di Torgiano); Molte sono le informazioni a nostra disposizione su questo luogo. Fra le notizie storiche e araldiche di nostro interesse tratte dalle fonti bibliografiche di Araldis, si evidenza che i Rosciano erano un antica famiglia originaria di Assisi e fregiata al titolo di Signori di Rosciano (castello del territorio di Assisi) detti anche Tancredi. Fu casa molto potente di cui un Tancredus domini Uguccionis compare nell’archivio del Duomo fino al 1167.
Il Signore di Rosciano, (un certo Nello forse), al servizio dell’Imperatore Federico II partì con lui alla volta della Lombardia nel 1226. Angelo di Rosciano canonico del Duomo nel 1337.
A Tancredi priore fu confermata l’investitura dei Castelli di Rosciano, Collemancio e Poggio da Papa Alessandro IV nel 1225. Tancredi a sua volta cedette al Comune di Assisi il castello di Limigiano il 9 giugno 1257, riservandosi per altro il patronato sulla Chiesa di S. Angelo.
Il ragazzo di Assisi fu confermato da papa Urbano VI alla investitura di Signore dei castelli di Rosciano, Collemarcio e Poggio nel 1378.
Di questa famiglia non si hanno più notizie da 1513, ed il Castello di Rosciano passò ai Signorotti di Perugia.
https://castlesintheworld.wordpress.com/2015/10/29/castello-di-rosciano/
Il Castello di Rosciano (precedentemente chiamato Russanum, Rescanum, Recsano, e Rusciano) si trova a Signoria di Torgiano. Il castello, costruito su un sito prima estruco e poi romano, fu distrutto nel 548 ed è stato considerato inespugnabile durante il Medioevo. La prima documentazione storica risale al 18 febbraio 1038. Il castello è appartenuto alla famiglia Scifi, successivamente ai Tancredi, ai Signorelli, ai Graziani, ai Baglioni e agli Ansidei. Più tardi divenne un possedimento dello Stato Pontificio. Nel 1274 la città di Perugia, ha iniziato la ricostruzione del castello per creare un avamposto nei pressi di Bettona. Questo ha segnato l’inizio di una fase di rivalità tra Rosciano e Torgiano che ha portato a una guerra tra le due comunità nel settembre del 1277. Nel 1384 le sue mura esterne vennero rase al suolo. Intorno alla metà del XIX secolo, il castello, in rovina a quel tempo, fu acquistato dai fratelli Ciotti, Francesco e don Crispolto. Negli anni ’90, con grande amore e passione, la famiglia Granocchia–Ciotti ha iniziato il restauro completo del castello, riportandolo al suo antico splendore.

Ma Rosciano è anche una piccola frazione del Comune di Arrone in Provincia di Terni (TR) e a maggior riprova, nel manoscritto n.359 dell'Archivio di Stato di Roma (1387 - 1615) si trovano molte prove che lasciano presumere incertezza sulla possibilità di poter supporre origini nobili della famiglia, specie nel Comune di Terni, distante solo 18 km da Arrone. E’ il primo caso della ricerca in cui possiamo dire che troviamo coincidenza fra prove antiche, il manoscritto 359, e prove geografiche, la frazione di Rosciano. Infatti, molti esponenti della famiglia ricoprirono nei secoli incarichi pubblici proprio nel Comune di Terni, svolgendo sia compiti riservati alle classi nobiliari, sia compiti esclusivi delle altre classi sociali. Incarichi come Banderaro ma anche come Priore, Consigliere Generale, Pacifico . Vi fu persino un Dominus Galeatius Roscetti o Rosci che rivestì l'incarico di Podestà di Miranda dal 1 Gennaio 1554 al 30 Giugno 1554.
Questo dato disorienta il concetto nobiltà della famiglia sbandierato dal sito http://www.heraldrysinstitute.com, perchè l'incarico da Priore era riservato ai cives, cioè i cittadini, quindi i discendenti delle famiglie dell’antica nobiltà di origine feudale (distinte dalle famiglie dei populares, degli antichi boni viri (Senatori) e da quelle dei banderari);
Nell'organizzazione sociale dei comuni del medioevo italiano, i banderari erano i borghesi, piccoli artigiani, commercianti, che avevano una loro rappresentanza all'interno del “consiglio comunale”. Ebbero parte, in alcune occasioni, in conflitti o contrapposizioni cittadine. L'esempio più eclatante è la sanguinosa vicenda che colpì proprio Terni, allora medio comune dello Stato Pontificio, in cui alla contrapposizione fra Guelfi e Ghibellini si sostituirono le lotte fra le fazioni dei Nobili e dei Banderari (strage dei banderari dell’agosto del 1564) Da questo Comune non è escluso che un ceppo possa essersi trasferito in Provincia di Rieti e più precisamente nel Comune di Antrodoco, dove attualmente vive ancora una nutrita comunità.

Nel giro di qualche decennio, però, i Banderari subirono modifiche al loro ruolo nella società del tempo (quindi è possibile che alcuni di loro ottennero cariche riservate alla classe Nobile?).
A Terni, alla fine del XIV secolo, la popolazione del Comune si articolava su due ceti principali: i Cittadini, a cui facevano parte i proprietari terrieri, le famiglie di stirpe nobiliare, i giureconsulti, i militari di alto grado e gli uomini di scienza; Poi c’erano i Banderari, in cui erano compresi artieri, agricoltori, mercanti.
Anche se questa suddivisione non fosse molto rigida, i Banderari che erano un'istituzione neutrale, destinata alla conservazione dell'equilibrio e della pace sociale, finirono per diventare il partito della borghesia, contravvenendo alle Constitutiones Aegidianae.
Queste due classi partecipavano, con 24 loro rappresentanti ciascuna, alla formazione del Consiglio di Cerna, o Consiglio Minore, che era un organo deliberante su proposte formulate dai Priori o dai Banderari.
Secondo la norma i Priori, in numero di 6, erano eletti, per estrazione, ogni due mesi, soltanto fra le file dei Cittadini e non dei Banderari, ma è evidente che alcuni Roscetti ricoprirono entrambi gli incarichi. A questo punto, è lecito domandarsi se fosse il caso in da Banderari assumono l’incarico di Priori o viceversa.
A loro volta i 6 Priori eleggevano il Sindaco, che rappresentava l'intero Comune nelle delibere amministrative e negli affari ordinari. Al termine del mandato, l'operato dei Priori era soggetto alla “sindacazione” di una commissione, composta da Cittadini e Banderari, che aveva il compito di verificare se il comportamento tenuto e gli atti predisposti da costoro avevano arrecato danno alla comunità.
Il Podestà era eletto ogni 6 mesi dal Consiglio di Cerna, doveva essere forestiero e aveva il dovere di amministrare la giustizia, far rispettare i regolamenti comunali con un suo corpo di polizia e riscuotere le tasse cittadine. In teoria, era soggetto alla sua autorità qualsiasi illecito commesso da amministratori, pubblici ufficiali o comuni cittadini.
Infine, fra le cariche minori, risultavano i Castellani delle cinque rocche che delimitavano il contado.
Nel 1387 fu elaborato un regolamento sulle funzioni e sull’eleggibilità dei Banderari. Con esso fu stabilito che: ognuno dei 24 componenti doveva contare su 14 militi armati, i comandanti dovevano essere eletti ogni 6 mesi, potevano essere riconfermati per un massimo di 2 anni e avevano l'inderogabile compito di obbedire ai Priori e al Podestà. Come pubblici ufficiali erano immuni dalla tortura se avessero commesso delitti nell'esercizio della loro funzione, così come la pena per offese nei loro confronti era raddoppiata. Queste prerogative dei Banderari facevano sì che la parte di popolazione che si riconosceva in questa fazione godesse di obiettivi vantaggi sul resto dei concittadini.
Nel 1418 Papa Martino V con un provvedimento limitò il nepotismo delle cariche pubbliche per l’ufficio dei Banderari. Nel 1432 negli statuti comunali fu sancito che un terzo dei Priori fosse di parte guelfa e due terzi di parte ghibellina, mentre i Banderari e i Castellani dovevano essere soltanto di parte ghibellina. Inoltre, i Priori dovevano convocare il Consiglio di Cerna o il Consiglio Maggiore, fare proposte a costoro, collaborare con il Podestà, impiegare il denaro del Comune soltanto per l'interesse pubblico. Se questi provvedimenti furono presi allo scopo di bilanciare i privilegi dei Banderari non è dato di sapere, ma è sicuro che non rispettavano le disposizioni delle Constitutiones Aegidianae, ancora seconde soltanto alle Constitutiones papali, perché introducevano un principio politico nella selezione dei candidati a cariche pubbliche. Nel 1440 fu stabilito che: i Priori risiedessero continuativamente nel palazzo comunale e fossero esentati da qualsiasi altro lavoro, il Consiglio di Cerna non potesse restare in carica oltre 1 anno, l’elezione dei Castellani, quindi di uomini esperti nell'esercizio delle armi, dovesse avvenire fra i Banderari e i Cittadini.
Queste ed altre riforme dello statuto Comunale a volte a favore, altre volte miravano a delegittimare l’istituto dei Banderar fino ad escluderli dal Priorato, dal Consiglio di Cerna e dal vantaggio della famigliarità della carica, tutti privilegi, invece, non vietati ai Cittadini.
Per questo, la notte del 22 agosto del 1564 sicari forestieri, e forse anche qualche mandante, si introdussero nelle case di alcune famiglie di Cittadini ed uccisero, a colpi di archibugio, adulti e bambini. Furono prese di mira due illustri casate da tempo solite a ricoprire le più alte magistrature del Comune. Dopo la strage, i sicari fuggirono tutti oltre confine, riparando nel contado di Firenze.
Papa Pio IV non rimase insensibile: inviò con pieni poteri, in qualità di Governatore e Commissario per Terni, Monsignor Monte dei Valenti di Trevi, con una nutrita scorta armata. Ebbe l’obbligo di: individuare i colpevoli, fossero essi mandanti o complici o autori materiali della strage, applicare la legge a suo piacimento, anche con pene più severe, fare in modo che per il futuro non potessero sorgere ulteriori discordie. L'azione di Monte dei Valenti fu durissima: riempì le carceri di Terni, Narni e, in parte, di Roma, liberò soltanto dietro una pesante cauzione i semplici sospettati, riuscì ad assicurare al patibolo i fuggitivi, confiscò i beni dei condannati e dei complici, la maggior parte Banderari, devastò i loro campi, demolì le loro case, fece appendere le teste dei decapitati sopra il portone del Palazzo del Governatore; Cipriano Piccolpasso le poté osservare ancora al loro posto un anno dopo.
Monte dei Valenti, però, andò oltre: il 26 dicembre 1564, riconoscendo che il contrasto di fondo era scoppiato fra il Consiglio di Cerna e i Banderari, stabilì la loro scomparsa dagli ordinamenti comunali e sostituì entrambi con i Pacifici, che in numero di 48 sarebbero stati estratti, ogni due anni, dai primi 144 estratti su 288 Consiglieri; i 48 Pacifici, poi, eleggevano il Sindaco. Dagli stessi 144 sarebbero stati estratti 4 Priori che avrebbero durato in carica 2 mesi. Non avrebbe potuto far parte dei Pacifici o dei Priori chi avesse avuto meno di 30 anni ed un reddito inferiore a 100 libbre catastali. Il ruolo di Consigliere era fatto ereditario o per linea diretta o per linea collaterale. I Priori, di comune accordo con il Governatore, avrebbero formulato le proposte per i Pacifici, ai quali sarebbe spettata l'approvazione finale. Tutti i nati e i dimoranti da lungo tempo in città sarebbero stati considerati cittadini, con pari dignità, tutti ammessi, con i limiti precedenti, al Consiglio Generale e alle magistrature locali.
Quando Monte dei Valenti emanò le sue disposizioni statutarie il Comune cittadino aveva già rinunciato alla sua autonomia, dandosi completamente alla Camera Apostolica, verso la quale aveva ancora un grosso debito nonostante avesse contratto prestiti ovunque ed avesse ceduto tutti i suoi beni. Nel 1599 fu ricreato il Consiglio di Cerna, ma l'istituto dei Banderari non fu più ristabilito.
ALTRO CASO

Rosciano è anche un Comune in Provincia di Pescara, in Abruzzo e infatti ritroviamo un antico Roscetti, personaggio illustre citato nel testo “Biblioteca Napoletana – Societati et Apparato a gli Huomini Illustri in lettere di Napoli, e del Regno, delle Famiglie, Terre, Città e Religioni che sono nello stesso Regno. Dalle loro origini per tutto l’anno 1678. Opera del Dottor Nicolò Toppi Patritio di Chieti, Archivario per S. M. Cattolica nel Grande Archivio della Regia Camera della Summaria, è divisa in due parti. (Nelle quali vengono molte famiglie forestiere lodati e vari autori illustrati ed emendati.)
Nel testo si legge: “Anno CDDCLXXVIII (1068) GIO. DOMENICO ROSCETTI , della Terra di Roſciano, vicino Chieti, Agoſtiniano, crudito nella lingua Hebrea, Greca,c Latina, laſciò notato il Dottor Mutio Panza ne’ ſuoi m. s. che ſono in poter mio.”
Anche in questo caso abbiamo una prova scritta che coincide con una prova geografica.
Ma non è finita qui. Seguendo la pista dell’origine geografica del cognome, in Italia esistono ancora altri 3 luoghi chiamati “Rosciano”, uno in Provincia di Bergamo, uno in Provincia di Caserta e uno in Provincia di Pesaro / Urbino.
Riassumendo:
• - I - Pescara: Rosciano (65020)
• - I - Bergamo - Ponteranica (24010): Rosciano
• - I - Caserta - Santa Maria a Vico (81028): Rosciano
• - I - Pesaro e Urbino - Fano (61032): Rosciano
• - I - Rimini - Sant'Agata Feltria: Rosciano
• - I - Terni - Arrone (05031): Rosciano
• - I - Perugia - Torgiano (06089): Castello di Rosciano
• - I - Rocca Calascio in Abruzzo, un luogo molto famoso per la sua Rocca è un esempio in cui molti antenati di questa famiglia trovano origini molto lontane e da cui nella seconda metà del IX^ sec. molti emigrarono alla volta degli Stati Uniti d’America.

per contattare l'Autoremroscetti
Aggiunto in data4/01/2017
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