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Strategico8
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Messaggio   Inviato: 07 Mar 2016 - 19:26 Rispondi citando Torna in cima

Ciao a tutti.
La mia è una curiosità tout-court.
Ho scoperto che un mio antenato per un po' tenne un'osteria in un piccolo paesino del Friuli, lavorava con lui la figlia primogenita (che poi sposò un bottaio, guarda caso...)
Secondo voi com'era un'osteria nel 1820/'30? che bevande o cibi si servivano? era un mestiere remunerativo ai tempi?
La butto così, a mò di confronto e se qualcuno avesse delle informazioni storicamente attendibili e dettagliate scriva pure, mi farebbe un gran piacere Smile

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paroni1569
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Messaggio   Inviato: 07 Mar 2016 - 20:47 Rispondi citando Torna in cima

Per un episodio accaduto a Roma nel 1825, in cui erano citale l'Osteria del Gallo e l'Osteria di Tamburro, on-line, trovai alcune informazioni generali che ti riporto.

Ovviamente le osterie servivano soprattutto vino, 2 quattrini a foglietta o fojetta (1/2 litro). Era possibile anche una consumazione a tempo: per 6-7 quattrini all'ora si poteva bere a volontà. Leone XII (il Papa Re 1823-1829), con un editto, proibì la consumazione del vino dell’osteria, perché nelle osterie avvenivano risse, a meno che non si mangiasse nella stessa osteria.
Le proteste provocarono una bufera rivoluzionaria in quanto l’osteria, a Roma, era la vera casa dei romani poiché non si beveva soltanto, ma si parlava, si faceva la corte e soprattutto si giocava alla passatella, alla morra e alla conta del vino.

Sui guadagni non so che dirti, certo che in una città come Roma, in quel periodo, c'erano 5-600 osterie alcune delle quali frequentate esclusivamente da alcune categorie (artisti o scrittori, ecc) quindi deduco che ci fosse un margine decente.
Io sono rimasto impressionato dagli orari: alle 3 o alle 4 di notte c'era ancora del via vai.
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Strategico8
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Messaggio   Inviato: 07 Mar 2016 - 20:58 Rispondi citando Torna in cima

grazie mille. ma credo che un'osteria di un paesino friulano fosse mooooolto diversa da una di Roma. soprattutto mi chiedevo cosa offrissero ai clienti. mie ipotesi:
vino rosso, vino bianco, grappa e forse qualche altro distillato
forse pure qualche piatto caldo.
sugli orari non saprei...

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viviesse
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Messaggio   Inviato: 07 Mar 2016 - 22:56 Rispondi citando Torna in cima

Per me soprattutto vino rosso di bassa qualità (le uve bianche sono più recenti come coltura), forse grappa, piatti poveri come trippa e baccalà, più polenta che pane (veneziano di terra), e molto gioco di carte. Non credo ci fosse molto altro.
P. S. anche la mia famiglia aveva un'osteria (sicuramente dal 1806 e forse anche prima, fino al 1930 circa)
Sugli orari credo si andasse a stanchezza, con turnazione degli osti, forse le 2/3 di notte erano la norma, e comunque non c'era nessuno che controllasse l'osservanza di eventuali tabelle. Naturalmente supposizioni: io non c'ero.

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Strategico8
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Messaggio   Inviato: 07 Mar 2016 - 23:09 Rispondi citando Torna in cima

2 o 3 di notte??? pensi fossero così "stakanovisti"?

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Messaggio   Inviato: 07 Mar 2016 - 23:33 Rispondi citando Torna in cima

A Murano le hostarie erano regolamentate dallo Statuto della Comunità e somministravano principalmente vino sfuso. I Magazen invece erano rivendite di vino, senza somministrazione.
Oltre che consumare il cibo fornito dall'oste, si potevano portare le vettovaglie da casa, a patto che si acquistasse il vino da consumare insieme al pasto "autarchico".
Le hostarie non potevano chiudere oltre le ore due di notte d'inverno (due ore dopo il tramonto) e oltre l'una di notte d'estate.
Per quel che ho visto finora, erano luoghi dove iniziavano spesso risse che, con una certa frequenza, sfociavano in accoltellamenti ed omicidi.

Quando ero piccolina e venivo "deportata" dalle zie di mia madre, ricordo che il venerdì accompagnavo zia Vittoria alla "Società" per acquistare il baccalà mantecato (slurp!) da consumare a pranzo. Dovevo attendere lungo la fondamenta perché quello non era un "logo per le putte", pieno com'era a quell'ora di operai delle vetrerie che, prima di andare a casa a pranzo, passavano da lì per un'ombra de vin accompagnata da baccalà o da sarde fritte o in saor anticipando di parecchi decenni il rito dell'aperitivo, tanto in voga oggi.

E la tradizione persiste, come ho potuto constatare questa primavera.

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Messaggio   Inviato: 08 Mar 2016 - 00:17 Rispondi citando Torna in cima

ziadani ha scritto:
.
..... passavano da lì per un'ombra de vin accompagnata da baccalà o da sarde fritte o in saor anticipando di parecchi decenni il rito dell'aperitivo=sprissetto=spritz, tanto in voga oggi.

E la tradizione persiste, come ho potuto constatare questa primavera.

Veneziani primi importatori dello stoccafisso/baccalà con il capitano Querini, famosi per l'ombra (si dice ma non è certo che si chiamasse cosi' perchè consumata all'ombra del "paron" / campanile), e per lo"sprissetto". Se c'era da mangiare, bere e far festa erano sempre i primi.

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Messaggio   Inviato: 08 Mar 2016 - 00:26 Rispondi citando Torna in cima

Strategico8 ha scritto:
2 o 3 di notte??? pensi fossero così "stakanovisti"?

E' una mia supposizione. I gestori dell'osteria che menzionavo prima, negli anni sessanta si davano il turno al banco tra moglie, marito, e due figli, per un orario che andava dalle 8 di mattina alle 2 circa di notte, senza interruzioni.
D'altra parte se pensi che i frequentatori di 200 anni fa erano amanti del vino più di adesso, con meno impegni "sociali" e con mogli che non avevano voce in capitolo, credo fosse difficile per l'oste chiudere i battenti prima di notte fonda.

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Messaggio   Inviato: 08 Mar 2016 - 08:40 Rispondi citando Torna in cima

Grazie mille per queste info molto interessanti Smile
L'osteria che gestiva il mio antenato Antonio con la figlia Marianna era ubicata in un paesino piccolissimo, tipo 200 abitanti ed era la casa "numero 1", la prima del paese.
Forse la Marianna era carina e faceva un po' di scena al bancone attirando un po' di clientela giovane Razz magari facevano pure "l'happy hour" ahahahha documenti non credo di trovarne ma già il suo matrimonio (tardivo, tra l'altro, a 28 anni) con un mastro bottaio dimostra che i conti li sapevano fare dai Smile

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Messaggio   Inviato: 08 Mar 2016 - 08:55 Rispondi citando Torna in cima

Qualche altra informazione sulle osterie (in Piemonte):
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E qualche consumazione fatta a sbafo dalle truppe nel 1859:
Nota del dano che mi ha datto la trupa austriaca nel mio cafe la sera delli 8. di questo meze di Magio 1859
- Numero 12 butilie di licuore fino che anno portato furi con insulensa a soldi 38 alla butilia importa £ 21
- Numero 6 butilie di vino bianco £ 6
- Numero 12 buti di vino comuno £ 6
- Numero 4 buti di bira £ 1,60
- Numero 18 buti di vino comuno portato via i soldati con vetro e vino a soldi 18 compresa la butilia £ 14,40
Tottale 49,00

Memoria di quelli che mi anno piliato nel mio cafe quel giorno che anno pasato i francesi che anno fatto un atto di una mezza ura in ques anno 1859 nel mezze di Magio 1859
- Numero 5 butilie di licuore fino con vetro pieni a lire 1 centesimi 75 per caduna butilia importa £ 8, 85
- Numero una garafa di vetro bianca piena di brando con vetro £ 2
- Numero 6 butilie di vino comuno a centesimi 50 caduna importa £ 3
Tottale 13,81

Sempre nel Maggio 1859, alcuni austriaci consumarono:
- Vino £ 8 soldi 10
- Pane soldi 8
- Minestra £ 2. 3
- Pezzi carne 2 piati £ 3
- Marluzo 2 piati £ 3
- Doppio stufato 2 piati £ 3
- Doppio marluzo £ 2
- In cucina una porzione £ 5
- Vino bianco £ 4
- Pane e formagio £ 4

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Messaggio   Inviato: 08 Mar 2016 - 14:30 Rispondi citando Torna in cima

Io invece ho il fratello del quadrisavolo che faceva il locandiere (da censimento del 1841), insieme alla famiglia sono indicati anche una cucitrice ed uno stalliere.

Poi ho trovato qualcosa sulle osterie in Friuli, che spero possa esserti utile:
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Erica
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Messaggio   Inviato: 09 Mar 2016 - 08:15 Rispondi citando Torna in cima

Grazie Erica!
Palma era un po' un mondo a sè ma ha reso molto l'idea! Purtroppo già so che non son rimaste carte di questa attività, una osteria che deve esser durata poco: gli altri figli erano tutti contadini a parte uno che era sarto, la figlia ostessa andò a vivere in un altro paese (a circa una ventina di chilometri) e il povero Antonio non so da chi si poteva far aiutare... Nel 1821 non aveva ancora messo su osteria e nel 1853 (morte) era definito "agricoltore". Nessuno dei suoi discendenti portò avanti poi la professione, neppure i figli della figlia ostessa/bottaia.

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Messaggio   Inviato: 09 Mar 2016 - 10:02 Rispondi citando Torna in cima

Magari sarà stata una semplice "frasca". Ne ricordo in Friuli quando ho fatto il servizio militare nei dintorni di Brazzano, Cormons, Capriva, Jalmicco, ecc. ce n'erano parecchie. Presto si apriva e presto si chiudeva. Non era come adesso che ci vogliono permessi dell'Usl, Partita Iva, agibilità, ecc. Rolling Eyes

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Messaggio   Inviato: 11 Mar 2016 - 08:23 Rispondi citando Torna in cima

Ho reperito un interessante volume: Osterie dentro le mura in Udine tra il Quattrocento e i giorni nostri, di Lucia Burello (1998). Molto grazioso ed illuminante, ve lo consiglio Smile

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