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Autore Messaggio
gvvcc
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Registrato: 15 Mag 2013
Messaggi: 264

Messaggio   Inviato: 07 Nov 2019 - 13:56 Rispondi citando Torna in cima

Ciao a tutti,
ho incontrato un’antenata (Napoli, anni ‘90 del ‘700) “in ritiro forzoso presso un monastero per dissensi col marito” e purtroppo non posso approfondire nell’immediato. Qualcuno ha incontrato la dicitura? Devo interpretarla per forza come violenze domestiche?

Aggiungo che la suddetta ava era incinta al momento del ritiro e si fece assegnare un’abitazione (di proprietà del monastero e, letteralmente, a meno di 200 m dalla casa del marito) per poter partorire. Era prassi normale? La suddetta ava aveva delle proprietà a lei intestate poco fuori Napoli, perchè non andare lí, oppure dalla famiglia di origine?

Grazie a tutti.
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ginamarquardi
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Registrato: 20 Mar 2017
Messaggi: 273
Località: Udine
Messaggio   Inviato: 11 Nov 2019 - 08:26 Rispondi citando Torna in cima

Mai incontrato un fatto simile. Sulla scelta difficile interpretare. Forse era scandaloso e non ben visto dalla famiglia di lei. E poi in convento era al sicuro.

_________________
Gina - Gino e Giana - Umberto e Amelia - Luigi e Maria 1852 - Angelo e Giovanna 1828 - Luigi Vincenzo e Andrianna 1782 - Daniello Pietro e Santa Catterina 1733 - Pietro Antonio e Rosa 1704 - Joanni Battista e Francesca 1678 - Pietro e Marta 1632 - Joanne e Elisabetta - Danielis e Ursula 1587 -
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Kaharot
Moderatore
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Registrato: 24 Giu 2012
Messaggi: 2313

Messaggio   Inviato: 11 Nov 2019 - 08:51 Rispondi citando Torna in cima

Nemmeno io ho mai sentito una cosa del genere, ma potrebbe essere una sorta di asilo ecclesiastico, ossia la temporanea accoglienza presso una chiesa di coloro che vedono i propri diritti a rischio. Chi ne godeva, in genere, non poteva essere toccato dalle forze dell'ordine, ma è possibile che tale pratica fosse in qualche modo entrata in uso nelle zone della tua antenata e fosse divenuta una consuetudine. Il fatto che ella, pur avendo delle proprietà, era andata ad abitare in una casa vicina a quella del marito, ma di proprietà del monastero, potrebbe significare che all'epoca le proprietà ecclesiastiche si ritenevano territorio franco.
E' anche possibile che la donna avesse altri figli ed era rimasta vicino la casa coniugale per non perdere il contatto con loro.
Per quanto ne posso sapere tale usanza non era in voga in Sicilia né in quell'epoca né prima, per cui penso possa essere un'usanza napoletana, in qualche modo antesignana delle case d'accoglienza.
Per quanto riguarda i dissensi col marito possono essere anche di natura economica, in quanto all'epoca vi era la separazione dei beni e la dote della donna restava sempre in sua proprietà, come anche può darsi che siano dissensi nati per l'educazione dei figli o per qualche scappatella di troppo di uno dei due. Non necessariamente si deve trattare di violenza domestica.

_________________
La memoria è la porta indispensabile per entrare nel futuro!
K.
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gvvcc
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Registrato: 15 Mag 2013
Messaggi: 264

Messaggio   Inviato: 11 Nov 2019 - 12:00 Rispondi citando Torna in cima

Anche qualora fosse una consuetudine ben consolidata facendo una ricerca a riguardo non si trova molto su come funzionasse. Unico fatto certo è che il ritiro non fu semplicemente volontario, ma, in quanto “forzoso”, fu ingiunto da un tribunale. Il che mi fa credere che i dissensi fossero piuttosto gravi dal momento che la faccenda raggiunse l’aula di un tribunale e dunque la sfera pubblica (per quanto ho notato che per i casi di violenza domestica si usasse il termine legale “maltrattamenti” e non dissensi, quindi potrebbe non trattarsi di quello...).

Comunque i dati in mio possesso sono questi: i due si sposano (a Napoli, lui napoletano di 24 anni, lei, di famiglia beneventana trasferitasi a Napoli, aveva 15 anni) nel 1793, primo figlio nel 1794, secondo figlio nel 1796, terza figlia nel 1799. Il primo figlio nacque nella casa del padre, mentre il secondo in una casa di proprietá di un monastero, la terza é la figlia della quale era incinta durante il ritiro ed anche lei nacque in una casa di proprietá del medesimo monastero.

Sino alla scoperta del ritiro di lei credevo semplicemente che avessero preso in fitto una casa da quel monastero (per quanto strano dal momento che il marito aveva piú di una casa di proprietá nella zona), ma ora credo che vi sia stato un primo allontanamento durante la seconda gravidanza, un ritorno a casa, e poi un secondo allontanamento (quello a cui si riferisce il mio post originale). Quindi si tratta di una situazione piuttosto prolungata.

So per certo che, nel 1805, era tornata nella casa del marito (il quale aveva cominciato, proprio quell’anno, un’attivitá commerciale per la quale viaggiava molto, quindi é probabile non fosse spesso a casa).

Aggiungo che, nell’ipotesi della lite per questioni economiche, la dote di lei era una casa in un villaggio poco fuori Napoli e del denaro, ma, almeno negli anni successivi (i dati piú precisi che ho sono di almeno 10 anni dopo io ritiro), aveva altre case e terreni nello stesso villaggio (a lei intestate catastalmente) che le rendevano circa 400 ducati annui, cifra piú che sufficiente per vivere autonomamente dal marito con qualche agio.
Un’altra cosa strana: il marito aveva tutta una serie di proprietá nello stesso villaggio (comprate dopo il matrimonio), a lui intestate catastalmente e di cui dispose nel suo testamento, ma nello stato civile gli affittuari, al momento di dichiarare il loro indirizzo (con la dicitura “via *nome via*, case di *cognome proprietario*”), indicavano lei, sempre e senza eccezione, e non lui come proprietaria, anche se le case erano legalmente di lui...e di ció non so darmi una spiegazione...

Grazie a tutti delle risposte,
Ciao.
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