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Autore Messaggio
paroni1569
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Registrato: 10 Mar 2012
Messaggi: 155

Messaggio   Inviato: 18 Feb 2015 - 22:44 Rispondi citando Torna in cima

In questi ultimi 6-7 mesi, il tempo che ho potuto dedicare alla ricerca è stato assorbito dalla trascrizione di un paio di corposi carteggi di famiglia trovati inaspettatamente in un archivio. Considerando l'ampio spazio cronologico che le lettere vengono a coprire (1798-1854 il primo carteggio, 1826-1870 il secondo), seppur con qualche lacuna a causa di manoscritti smarriti, ho avuto la possibilità di mettere insieme delle tessere non trascurabili sulle varie vicende della mia famiglia.

Se il carteggio del 1826-1870 riguarda il "quotidiano" tra un padre (Pietro Domenico) ed i suoi figli, quello del 1798-1854 (tra lo stesso Pietro Domenico e suo cugino Pier Damiano Armandi) mi ha sorpreso per l'incredibile girandola di situazioni in cui si trovò il cugino Armandi.

Oggi Google ha dedicato un doodle ad Alessandro Volta e la cosa mi ha fatto sorridere perché il ricordo è andato ad una lettera del 15 Agosto 1800 in cui l'allora tenente Armandi, da Como, scriveva:

"Qui vi è il Celebre Professore Volta col quale ho parlato molte volte
Ti parlerò in altra lettera di una sua nuova scoperta sull'Elettricità"

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Volta illustrerà il funzionamento della pila nel 1801 Idea Smile

La bellezza di questo carteggio è la varietà di situazioni (ti sembra di essere lì) o di argomenti: ho ricevuto la miglior lezione di filosofia della mia vita grazie ad una lettera scritta più di 200 anni fa!

Per dare un esempio di situazione particolare, termino questo post con una lettera scritta dai "contorni" di Lipsia il 13 Ottobre 1813... in pratica pochi minuti prima che iniziasse la più grande battaglia dell'epoca napoleonica:

"Mio caro cugino e buon amico
dai contorni di Lipsia al 16 Ottobre 1813

Corrono più di due mesi dacchè non ti scrivo, ne ciò poteva essere
altrimenti stante la difficoltà delle corrispondenze e la vita som=
mamente errante che viviamo. Eccoti in succinto le mie nuove.
Dalla rottura dell'armistizio in poi non abbiamo fatto può
dirsi che marciare e batterci. Siamo stati assai vicini a Ber=
lino; e poi per vicende di guerra abbiamo retrogradato fino all'El=
ba. Io sono stato sempre bene giacchè non conto per male
una ferita che ebbi in un piede alla battaglia del 6 Sett:
vicino a Denewitz e Juterbog, e che ora è vicina alla perfetta
cicatrizzazione, ho corso grande pericolo di restar storpio poiché
erano scoperti i tendini ed il periostio, infine è andata bene.
Ebbi pure da un'altra palla di fucile una forte contusione
al petto, il colpo era obliquo e passò oltre senza farmi
altro male. Ora siamo qui alla vigilia per quanto sembra
di una grande battaglia colla quale si chiuderà la campagna.
Ti prego di dire alla mia famiglia ai parenti ed agli
amici che io stò bene, e non vedo lontana la proba=
bilità di ritornare in Italia entro l'inverno. Ciò che più
moltissimo m' incresce è la mancanza di notizie della
famiglia di te e degli amici, dei quali tutti non
sò nulla dopo la mia partenza. Questa è la quinta
lettera che ti scrivo dalla fine di Marzo in poi non
sò però se tu le abbia ricevute. Molto anche desidero
le notizie di mio Fratello Federico, che se è costì
abbraccierai per me. Addio mio caro Gasparoni,
ama il tuo
Aff.o Cugino ed Amico
Armandi
Col:°"

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Luca.p
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Registrato: 13 Nov 2005
Località: Terni
Sostenitore di TuttoGenealogia.it [1ª donazione 2019]
Messaggio   Inviato: 18 Feb 2015 - 22:58 Rispondi citando Torna in cima

Bella!
Senza dover aggiungere altro.
Sei particolarmente fortunato ad aver ritrovato un archivio di questo genere, fai invidia alla maggior parte di noi ok

P.S.
Argomento spostato in "Curiosità" su richiesta dell'autore.
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tiriki
Moderatore
Moderatore


Registrato: 05 Set 2012
Messaggi: 1643

Sostenitore di TuttoGenealogia.it [1ª donazione 2019]
Messaggio   Inviato: 19 Feb 2015 - 12:54 Rispondi citando Torna in cima

Bellissima... grazie per aver condiviso con tutti noi Wink

_________________
Angelica
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paroni1569
Livello1
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Registrato: 10 Mar 2012
Messaggi: 155

Messaggio   Inviato: 19 Feb 2015 - 14:42 Rispondi citando Torna in cima

Grazie a Luca.p per il cambio di sezione.
Anziché aprire una discussione per ogni testimonianza diretta o curiosità di interesse storico che emerga dal carteggio, preferirei continuare a postare in questo thread, dal nome molto generico, convinto che con la funzione "Cerca" uno possa trovare l'informazione desiderata (ad es. Lipsia, Wagram, ecc.)

Qualche anno prima della battaglia di Lipsia, il cugino Armandi si trovò anche a Wagram, l'ultima grande vittoria di Napoleone:

"Amico Gasparoni,
Gratz (capitale della Stiria) 2 Agosto 1809

Sono solamente cinque o sei giorni che mi è stata qui rimessa
la cara tua del 20 Aprile diretta a Brescia. Puoi
immaginarti qual piacere mi abbia essa recato, tanto più
in questa terra straniera dove non odo voce Italiana
e dove le notizie della patria e degli amici mi sono
tanto più care quanto è maggiore la difficoltà di
averne. Ti ringrazio ordunque della buona memoria.
Sappi che io godo ottima salute. Dal 1° Maggio in poi
ho sempre comandato l' Artiglieria della divisione
Broussier di cui avrai inteso frequente menzione
sui fogli. Abbiamo sempre formato la Vanguardia,
e sostenuti molti combattimenti più o
meno pericolosi, ma tutto è nulla a paragone della
famosa battaglia di Wagram del 6 Luglio.

Imagina mio caro che eravamo quasi mezzo millione
di combattenti da ambo le parti e 1130 pezzi di

Artiglieria. Le cannonate e le palle venivano come
la grandine. Non ti conto esagerazioni. E' stata una
vera beccheria. I morti erano ammucchiati, e la
campagna coperta di feriti. Cinque o sei villaggi che
ardevano nella pianura accrescevano l'orre di
questo spettacolo. L' Imperatore era per tutto in
mezzo al maggior pericolo, e così il nostro Principe
per buona fortuna sono rimasti illesi. Abbiamo
dormito sul campo di battaglia in mezzo ai cadaveri
dei nemici. Figurati che la linea dei Tedeschi
teneva circa 16 miglia ed era tripla in quella
immensa pianura e nel luogo medesimo dove Giovanni
Sobieski Rè di Polonia sbaragliò l'armata
Turca che assediava Vienna nel 1683. Per questa
volta l'ho scappata e sono contento.
Ora siamo qui
acquartierati durante l' Armistizio a cui spero
succedirà la pace giacchè i Tedeschi non dovrebbero
aver più voglia di molestarci dopo le sanguinose

e totali sconfitte che hanno sofferto. E' da sperare
che imparino a loro spese altrimenti la loro
Monarchia è perduta.
Siccome sono il solo italiano in mezzo ad una divisione
Francese così non ho occasione di vedere i nostri
nazionali. Il solo dei nostri paesi che ho veduto
è stato il Sig.r Morandi di Lugo che è nelle Guardie
d'onore, e parlai seco lui in Vienna il 16
di Luglio
Ti prego a salutare mio padre per parte mia e dirgli che ho
qui ricevuta la cara sua del 13 Giugno e con essa le
notizie sue e della famiglia. Io penso di scrivergli
quanto prima, lascio però passare alcuni ordinarj,
poiche stante la difficoltà delle corrispondenze non è
bene azzardare molte lettere in un solo corso di
posta, dove chi mandandole a diverse riprese si
può almeno sperare che alcuna giunga al suo
destino.

Ti prego dire alla Bettina Corelli che ho ricevuta
la sua del 6 Maggio. Essa mi è stata rimessa nella
bassa Austria ai 10 circa di Luglio. Salutala per me
e così pure Guido.
Salutami ognuno di tua casa e della mia famiglia
Abbraccio il nostro buon Preda per parte mia.
Se la pace si conchiude spero di essere fra due
mesi in Italia, dove appena giunto solleciterò
un permesso per venire finalmente in seno
ai miei parenti ed amici. Ho qui inteso parlare
dei tumulti di Ferrara. tanto peggio per
loro. Spero che al presente tutto sarà sopito.
Addio mio caro Gasparoni. Vivi meglio che puoi
io cerco di far lo stesso. Conservami la tua amicizia
e sii certo della mia
Tuo aff.o Cugino ed Amico
Armandi"

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Quello che segue è il testo completo della lettera in cui c'è l'accenno al Prof. Volta (v. post di apertura). Mentre leggevo e trascrivevo la prima pagina, trovavo assurda la descrizione del Lago di Como... poi realizzai che il libro su "I Promessi Sposi" non era ancora stato scritto Smile

"Mio buon Amico
Milano pr : Como alli 15 Agosto 1800 (27 Termidoro anno 8°)

Alli 5 di questo mese io scrissi in risposta alla tua Carissima. Poscia sono
stato costretto a passare a Milano per alcuni giorni da dove
poi sono ritornato che jeri l'altro in Como; se questa assenza non me
lo avesse impedito tù avresti già ricevuta a quest'ora qualche altra
mia lettera. Ti ho dato nella passata mia lettera qualche cenno
delle mie vicende passate passo ora a parlarti del mio stato
presente. Io sono Tenente di Artiglieria. Questo Grado mi frutta
il soldo mensile di circa 24 scudi di nostra moneta, dove a ciò
ho dalla nazione li viveri per mè e per due cavalli il chè mi porta
sicuramente altri trè pavoli al giorno, di modo che colli
soli viveri io potrei mantenermi senza toccare alla paga, e bisogna
anzi farlo per forza stantechè in queste circostanze la Nazione
paga assai di rado, e si fanno molti arretrati.
Questo soggiorno se non è dei migliori non è neppure dissagradevole
Como è situato nel mezzo di una valletta formata da altre, e selvose,
ma sempre verdi montagne. Queste si aprono a Tramontana
per lasciar passaggio al Lago di Como il quale si estende a
58 miglia in lunghezza, e bagna le terre dei Griggioni e della
Valtelina. Le rive del Lago sono coperte di Casini di delizia, di Giardini
e di passeggiate, e dove mancano le bellezze dell'arte vi è sempre
un certo patetico della natura, che rapisce, e che inspira.

Quà erano le famose ville di Plinio delle quali si osservano
ancora i vestigj. Qua evvi abbondanza di tutto, ma particolarmente
di formaggio, Butiro, frutti, pesci, ova, ecc.: il solo vino è
un pò caro. A trè miglia di qui è il confine della svizzera
In due ore si và a Mandrisio, in quattro a Lugano, in un giorno
a Bellinsona, in due a Lucerna. In quanto agl' abitanti, io non
ne conosco molto il carattere, che per altro mi sembra dolce

Le donne sono di buona fede, ed amiche dei forastieri, ma un poco selvagge
Io qui passo il mio tempo, nel instruire li miei soldati, nella lettura
in qualche poco di studio, e nel conversare cogl' amici. Non sò quanto staremo
qui. Io avrei ben piacere di potermi accostare a casa, onde fare una
scappata. Se la pace è fatta, come par sicuro da tutte le novità io
domanderò un mese di permissione, e verrò un poco a girare cotesti
paesi li quali in tempo di guerra non mi sembrano li più sicuri.
Qui vi è il Celebre Professore Volta col quale ho parlato molte volte
Ti parlerò in altra lettera di una sua nuova scoperta sull' Elettricità

E tu come stai, e di che ti occupi o mio caro Gasparoni? Oltre le occupazioni
dell' arte tua ne avrai certamente alcune altre più piacevoli, e meno
serie. Cosa fanno in Fusignano? Chi sono le nuove autorità? Come se
la passano di umore quelli che tanto rancore mescevano trè mesi fà.
E il nostro Giampavolo Preda? Quali furono le sue vicende? e quale
il suo stato presente? avrei voluto scrivergli ma non sò dove egli
dimori al presente. Ti confesso sinceramente, o mio caro, che dacchè
tù ne manchi io non saprei cosa andarmi a fare in
Fusignano. Tutto colà mi ricorderebbe la tua persona, e la nostra
amicizia, e non vedendoti proverei un voto terribile nel
mio cuore, e che nulla sarebbe capace di riempire.
Prosiegui ad amarmi, o mio buon amico che io farò sempre
lo stesso. Dimmi se quest' anno si farà la Fiera di Lugo, ed
a qual Epoca essa sarà terminata. Quando mi risponderai
mi darai conto di questa e della lettera precedente
per mia regola. Addio _____________
Tuo amico, e Cugino
P. Armandi Tenente
di Artiglieria"
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Messaggio   Inviato: 19 Feb 2015 - 17:01 Rispondi citando Torna in cima

Ribadisco: veramente interessanti.
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Messaggio   Inviato: 19 Feb 2015 - 23:14 Rispondi citando Torna in cima

Davvero emozionante poter rivivere momenti del passato attraverso l'occhio di un protagonista, ancor meglio se per tramite di un Romagnolo Razz

Complimenti Paroni!

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Messaggio   Inviato: 27 Feb 2015 - 18:00 Rispondi citando Torna in cima

L'allora ventiduenne Armandi riassume le tappe della Campagna d'Italia del 1800 soffermandosi sull'assedio di Genova.

Nella trascrizione non sono stato in grado di decifrare completamente una parola mentre non avrei molti dubbi su una seconda parola di cui gradirei una conferma (mi riferisco alle parole in arancione):

"Mio Caro Cugino, ed Amico
Como li 5 Agosto 1800 (15 Termidoro Anno 8°)

Dopo il penoso intervallo di 15 mesi rivedo finalmente li tuoi caratteri, o
mio buon amico. La giornata di oggi sarà sempremai cara alla
mia memoria, in questa ho ricevute le Lettere di mio Padre
di tè di Zagnoli di altri miei amici, ed il mio cuore avezzato
già da tanto tempo al dolore, ha cominciato quest'oggi ad
aprirsi alla gioia poiché ha cessato di palpitare sulla sorte
dei suoi più cari. L'ordine delle cose esige che io ti parli un poco della
mia storia. Partito da Bologna sugl'ultimi d'Aprile 99 arrivai
a Firenze e di lì a Genova circa ai primi di maggio. Avevo qualche
poco di denaro. Questo compagno pericoloso, e necessario mi abbandonò
ben presto, tanto più che fui spogliato perfidamente
del poco che mi rimaneva. Mentre mi consolavo colla speranza di pres=
to riscattiare l'infelice battaglia di Piacenza, e poi quella ancor più
infelice di Novi mi tolsero la dolce lusinga. Passai a Savona dove rimasi
per qualche tempo. Abbiamo fatta quest'inverno una guerra
penosa, e stentata all'estremo nelle montagne del Piemonte, e
della Liguria. Senza denari, senza pane, senza vestiti, li soldati
morivano dalla Fame, e dal freddo. Quante volte in mezzo
alle nevi di Dego, o sugli scogli aggiacciati e scoscesi di Montenotte
indebolito dalla Fame, intirizzito dal Freddo circondato da
mille pericoli, e maltrattato dalle frequenti cadute ho invocata
a lunghe grida la morte, che mi togliesse a tanti
mali! Quante volte, un pezzo di biscotto amufito, dell'acqua
e delle castagne erano l'unico mio nutrimento per molti giorni.
Ma i mali del corpo erano nulla a paragone di quelli dello
spirito. Vedevo la mia povera patria caduta in potere dei barbari
le di lei Campagne devastate dai Tartari. Le più savie instituzioni
[...bolite?], li pregiudizj in Trionfo, il vizio la calunnia, la frode
la malignità, all'ordine del giorno, e quello che

più mi doleva, sapevo che la massima parte degl'Italiani ciechi
e forsennati baciavano il giogo lambivano le catene, e si
piegavano vilmente ai piedi degl'esseri i più immeritevoli
benché li più orgogliosi. Palpitavo per la sorte di tutti
li miei amici. Oh! Mio buon amico. La mia vita è stata
un vaneggio continuo, e l'illusione non mi ha fatti sentire
in tutta la sua forza li miei mali. Fortunatamente
nel partire da Modena portai meco due delle tue ultime
lettere, due di mio padre, una di Zagnoli, ed una
di chi . . . . . (soffrilo in pace) . . . di chi forse m'interessava
più di tutti questi. Ebbene ogni qual volta divorato dal mal umore, e
col cuore traboccante di amarezza mi ritiravo la sera a casa dopo
aver passata una infelice giornata, mi chiudevo nella mia camera
cavavavo dal portafoglio ed aprivo davanti a mè ad una ad una
queste lettere le rileggevo, le bagnavo delle mie lagrime, ed allora
mi pareva di sentirmi sollevato alcun poco dai miei mali.
Finalmente sugl'ultimi di Marzo sono venuto a Genova.
Nel viaggio sono stato spogliato di tutto il mio piccolo
Equipaggio, e perfino le mie lettere, le mie care lettere
non furono rispettate dai scellerati. I Vili! Non sapevano
forse che mi toglievano l'unica memoria delle
persone a me più care, e l'unica consolazione che
mi rimaneva. In Genova ho sofferto due mesi d'assedio
Ho veduti gl'orrori della Fame, della Guerra, e della Peste
accumulati sopra quella infelice Città. di Giorno
ho avuto parte a tutte le sortite che abbiamo
fatte, di notte mi sono trovato esposto a tutti i
bombardamenti che gl'inglesi ripetevano frequentemente.
Mi sono nutrito per 15 giorni assieme cogl'altri
a puro cavallo rostito. Sono sortito colla truppa Francese
il 5 Giugno in figura più di spettro che di uomo
a 15 leghe ho ritrovato l'armata di Suchet, mi
sono unito a quella, ho ripiegato sopra Savona al

cui assedio ho travagliato per otto giorni, e dove ho ricevuto
una palla nel [Capello?], ed ho rischiato di esser fatto
prigioniero; poi si è data la battaglia di Marengo, e tù sai
il resto. Adesso seguendo la mia inclinazione mi sono
fatto ufficiale di artiglieria nella Legione Italica.
Verrei molto volentieri a casa, ma è assai difficile avere
dei permessi, Inoltre se avessi anche il permesso di
un mese mi vorrebbero forse venti giorni nei viaggi,
onde non mi torna il conto. Aspettero che la legione
venga verso costà ed allora prenderò un permesso.
Molte volte avrei potuto andare in Francia. Non
ho mai voluto abbandonare l'Italia. Risoluto di difenderla
finchè ve ne era un sol palmo prima che
ritirarmi in una terra straniera. Ti ho scritto quattro, o cinque
volte da Genova, e da Savona ma forse non le hai
mai ricevute. Addio mio caro amico. Amami che sei
sicuro di esserne corrisposto. Se mai la perversità del
destino ci separasse un altra volta, il che non credo, e
che io non potessi scriverti, vivi per sempre sicuro
della mia amicizia eterna immutabile. Scrivimi
Frequentemente come per lo passato, ed ancora più
per risarcirmi. Vedi come fò io che non la finirei
mai, vorrei dirti tante cose, e mi sembra sempre
di non aver detto nulla. Ti prego di salutarmi, anzi
di far presente la mia stima, ed il mio rispetto
alla tua cara metà. Se essa non fosse ancora così
piena di meriti, e così degna di stima come lo è
m'interesserebbe sempre, e attirerebbe il mio rispetto
pel solo titolo di moglie del mio Gasparoni. Credo già
che a quest'ora ti scherzerà sulle ginocchia un piccolo
Gasparoncino. Dagli un bacio per mè a questo primo
frutto del tuo amore. Salutami Checco Carnevali, e
don Luigi Santoni. Fà lo stesso con tutti di tua casa. Addio –"

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Armandi, durante la difesa di Genova conobbe Ugo Foscolo. Nell'altro carteggio, in una lettera del 1858, colui che da Fusignano si trasferì a Roma dando così origine al ramo romano, l'arch. Francesco Gasparoni (figlio del cugino di Armandi), chiede al fratello di fargli avere le lettere che Foscolo scrisse ad Armandi unitamente ad una veduta di Fusignano. Quel quadretto mi piacerebbe trovarlo...

"Salutatemi Giuseppino, e diteli che non si scordi
di mandarmi le originali lettere del Foscolo ed il
quadretto della veduta di Fusignano".

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La lettera con il contenuto più curioso è quella in cui Foscolo racconta di essere stato derubato e della sua abilità di "avvocato difensore":

"Venerdì 15 maggio 1807

Io ti ringrazio quanto mai della tua lettera — e segnatamente
dello spirito della tua lettera. Brescia mi sta sempre sul cuore, ma
il desiderio di rivederti mi fa affrettare ancor più con tutti i miei
voti e con tutti i mezzi il mio ritorno; agli occhi degli
uomini io posso partire da Milano quando mi pare e piace;
non pare né piace alla fortuna ch'io possa partire sì presto.
Un mio servo mi rubò 1404 lire — tutte quasi le mie camicie — quasi,
perchè non perdonò che a quelle che aveva la lavandaja: senza
denaro e senza camicie l'uomo non è poco se può vivere; ed io
vivo, ed anche senza querelarmi, ma l'uomo, mio caro amico, non
può muoversi che con danaro e con camicie; e peggio il povero Foscolo
a cui la società e l'educazione hanno dati tanti bisogni — Ad ogni
modo il tempo porterà moneta; ed io industriosissimo nelle miserie, ho
riparato ad ogni cosa — ma all'industria bisogna ch' io aggiunga la
pazienza; aggiungi anche tu un po' di pazienza all'impazienza della
gentile persona; Fra una, fra due settimane io sarò a Brescia; e
a dirtela in confessione, potrei venire a pranzare al Gambaro teco
anche domani, se il danaro vuol venire, può raggiungermi anche a Brescia;

ma la vera cagione del ritardo ci è, ch'io era qui legato dal
mio cuore, ed ora mi sto legato ancor più dalla mia promessa. Tre
carabinieri della guardia e tre veliti accusati di diserzione — e disertori
in fatto — furono giudicati jer l'altro dalla Commissione militare.
La loro gioventù, l'onestà delle loro famiglie, e l'amore di patria —
quattro sono veneziani — mi trassero a difenderli. Li ho difesi; e
non so come, furono assolti. Io mi credeva libero — quando il
rumore di questa sentenza mi fece piovere in casa una dozzina
di biglietti che, o mi raccomandano difese,
o mi ricordano quelle ch'io aveva
promesse, e fra le promesse sono le difese
del Capo battaglione Cometi, detenuto,
come tu sai, col colonnello Ferrect e con 13 Ufficiali e
sott-ufficiali del I° Leggiere per infedeltà d' Amministrazione;
Chi sa quando andrà l'affare! devo io partire? devo io restarmene?
Posso ben io rifiutare nuovi clienti; ma devo io abbandonare quelli
a cui io aveva date speranze? Eccoti in che perplessità mi trovo.
Ho deliberato di parlare col Relatore: se la cosa s'affretta, aspetterò
diversamente, verrò a Brescia, a costo anche di ritornare a Milano
per pronunziare la mia Orazione e ripartirmene sul fatto. Intanto
amami. Monti, Aresi e la Camilla avranno i tuoi saluti. addio. Ugo."

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Messaggio   Inviato: 01 Mar 2015 - 01:25 Rispondi citando Torna in cima

La prima parola mi sembra "abolite", sulla seconda invece non sono sicuro...

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Messaggio   Inviato: 01 Mar 2015 - 08:33 Rispondi citando Torna in cima

Ciao userkaf. Sì, la logica porta a considerare quella prima lettera una "a", anche se diversa da tutte le altre. Probabilmente è così.

Sulla seconda parola, gira e rigira, sono arrivato a "capello" come italianizzazione del termine dialettale che non ha la doppia "p", capell. Restano dubbi. La prima lettera sembra più una "l" che una "c" maiuscola; la doppia "l" è strana rispetto ad altre volte.
La soluzione è relativa ad un indumento, escluderei parti del corpo. Una palla gli uccise il cavallo, ma capitò in una battaglia del Maggio 1813.
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paroni1569
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Messaggio   Inviato: 08 Mar 2015 - 14:12 Rispondi citando Torna in cima

Mentre Milano si prepara per l'incoronazione di Napoleone, il 1805 è pur sempre l'anno della Terza coalizione.

Mio caro Cugino ed Amico
Pavia 6 Febb.o 180# 5

Oh la bella lettera che mi hai scritta!
Te ne sono veramente grato come di un regalo.
Mio caro Gasparoni io ho avuta conoscenza ed
intrinsichezza con molti, e per un momento ho creduto di
sentire per loro amicizia, pure distaccandomi da loro
mi sono accorto che m' ingannavo, e gli ho facilmente
dimenticati. Se sapesti quanto sono nojato della società.
Io l'ho conosciuta anche troppo per esserne disgustato.
Ho avuta occasione di trattare tutte le classi
di uomini e di donne, grandi, piccioli, dotti, ignoranti,
militari, ecclesiastici, filosofi, cortigiani, artisti,
letterati, magistrati, privati, stranieri, nazionali,
donne così dure di spirito, galanti, riservate, divote
ricche, povere, nobili, plebee, intriganti, civette, di
teatro, di corte, di bordello, ed ho veduta da pertutto
una tinta uniforme di malignità, di egoismo, di presunzione,
di esigenza, d' invidia, d' intolleranza, di avidità,
e di volubilità che spaventa, e mette orrore.
Mio caro se vi è ancora qualche resto di virtù di
candore, di buona fede si trova nei nostri poveri
piccioli paesi = extrema per illos
Justitia excedens terris vestigia fecit (Georg.)
Quante volte assiso alle argentee mense de grandi ho
condito il mio cibo con queste riflessioni, ed ho
sognato capanne, potenza, e libertà sotto i tetti dorati,

e le splendide coltri. Tu conosci abbastanza i tempi nostri
per apprezzare la felicità del tuo ritiro, e sei saggio per
coltivarla Felice io pur se guardian degl' orti
lontan mi stassi dalle inique corti -
In mezzo a questo Caos d'idee d'imagini di riflessioni
che mi aggirano la mente non trovo per consolarmi
che una specie di fatalismo il quale colloca l' uomo
in una certa carriera di vita piuttosto che in un
altra e serve alle mire della provvidenza che
avendo marcato a ciascuno la meta del suo viaggio
gli ha ancora segnata, e determinata, passo a
passo la strada che deve percorrere, e la mia
non è stata per certo delle più fiorite. Tu conosci
le circostanze della mia famiglia. Credi tu che rimanendo
solo solissimo come sono avrò tanto un giorno da
poter supplire ai bisogni di prima necessità, e vivere
un ozio filosofico onorato ed indipendente? Io lo spero
se però le vicende che ci sono minacciate in questo
momento non mi chiudono anche questo porto.
Seguendo a servire nell' artiglieria, io vivrò gran parte del
mio tempo in Pavia. Questa Città è destinata per
nostro soggiorno, qui abbiamo Scuole, fonderia di
Cannoni, ed Arsenali, ed altri stabilimenti, onde
venendo qualche volta a casa ti condurrò meco qui
e passeremo qualche mese assieme. Spero che sarai
contento di questa scappata -
Si spargono novità dell' ultima importanza. Si parla di
un cambiamento decisivo nella forma di Governo. Si dice che

Napoleone aggiungerà alla corona di Carlomagno anche
quella d' Aldoino e di Liutprando la quale tuttavia si
conserva in Monza. Altri assicurano che Giuseppe di
lui fratello sarà nostro sovrano. Fra poco cesseranno le
incertezze. L' Imperatore dei Francesi verrà presto
fra noi. Si fà ora un ponte di barche a Bufalora
sul Ticino non molte miglia di qui distante
per facilitare il passaggio dei ragguardevoli personaggi
che si attendono, del loro seguito e delle
truppe che sono in viaggio. A Milano gran preparativi
di Alloggi, Carozze, servizj, Caserme ecc.
Molti parlano di guerra. I preparativi non sono equivoci.
Qui è venuto l' ordine di preparare 26,000
cariche da cannone di campagna, e di allestire
tutti gli equipaggi di artiglieria che sono in questo
arsenale. Si radunano cavalli ed armi. Si approvigionano
di viveri, di armi, e Munizioni le nostre
piazze. Al di là dell' Adige si mostrano
forze importanti. Qual' è ragione di questo fermento?
O si vuol imporre, o si vuol combattere. Già
sono partiti da qui molti cannonieri per Mantova.
Forse toccherà a me pure di fare la stessa strada.
Ti assicuro che mi spiacerebbe di chiudermi in
una piazza. Ho provati gli orrori di un assedio
non vorrei più trovarmici. Mi piacerebbe meglio
di seguire l'armata in campagna. Forse non vi
sarà bisogno di fare ne l'uno ne l'altro. Tu
vedi che di queste cose bisogna parlare con molta
cautela. Addio. Salutami tua Moglie, Guido,
la Bettina, Micara, Preda, e tutti gli amici.
Io sto bene - Addio

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Che fai domani? Mah, devo rendere conto a Napoleone!

REGNO D' ITALIA
Brescia li 24 Novembre 1807
P. D. ARMANDI Capo Battaglione e Sotto-Direttore
Incaricato delle Reali Manifatture d' Armi da Fuoco, e da Taglio,
e Direttore della Commissione per la visita, prova, e bollo
delle Armi di Commercio.

Al Cordialissimo amico suo Gasparoni
Fusignano

In questo momento mi giunge la cara tua del 18 Corr.e
Vedi che le poste ritardano. Rispondo subito ma il
Corriere non parte che domani a mezzodì.
Ti ringrazio col massimo calore per l'impegno
che ti prendi per mio Fratello. Accordo ben di
buon grado, ed ai primi di Decembre manderò
una rata bimestrale o trimestrale se mi
sia possibile anzi la dirigerò a te per questa
prima volta per ragioni locali più del paese che
non importa esaminare. Lascio la penna appena
presa perché siamo occupati fin sopra la testa.
La ragione si è che domani aspettiamo S. M.
I.e R. Napoleone nostro Sovrano; Io devo prepararmi
a rendergli dei conti esatti sulli stabilimen=

ti che ho l'onore di dirigere; però vedi che la
cosa vuole ponderazione. Aggiungi a ciò che questa
notte ho avuta una non leggera febbre di costipazione,
conseguenza di questa stravagantissima stagione.
Eppure bisogna occuparsi, e trascinar la suasoma.
Mi hai fatto un vero regalo scrivendomi, spero
anche che risponderai alla presente. Io riscontrerò
in dettaglio la cara tua a miglior tempo Mille
saluti ai miei Padre e Fratelli, a tua moglie, ed
a tutti gli amici Addio.
Tuo
Armandi

P.S. Ricordati che de' tuoi
figli uno farà il soldato

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Messaggio   Inviato: 08 Mar 2015 - 23:16 Rispondi citando Torna in cima

Davvero favolose! Sto scrivendo un volume su questo periodo! emozionanti!

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Sono Alessandro e cerco sempre documenti , notizie, foto sulla famiglia MELLA di Mongrando (BI) e Torino.
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Messaggio   Inviato: 15 Mar 2015 - 19:28 Rispondi citando Torna in cima

Aldilà delle Alpi c'è la Settima coalizione che deve ancora organizzarsi: i 100 giorni di Napoleone sono appena iniziati.

Amico Gasparoni
Padova 26 Marzo 1815

Siamo giunti quì alle cinque. Domani partiamo
per Vicenza e Verona, di là prendendo
la via del Tirolo andremo a Gratz dove
sapremo il nostro destino. Tutti gli Ufficiali
Italiani si dirigono colà – Non potrei abbandonare
l'Italia senza darti un addio.
Vedi non prevedute vicende! Contavo di abbracciarti
in questo stesso giorno ed invece faccio la
Pasqua a Padova, o non la faccio per parlare
più giusto – Basta spero che presto
ci vedremo – veramente non prendo la via
più spedita per riunirmi a te ma in ogni
modo ho già passato le Alpi due volte
e non sono stato Oltremonti più di otto
mesi. Allora ciarleremo a nostra posta sulle
presenti avventure – Addio – Salutami
i nostri amici di Fusignano e ricordati
del
Tuo Armandi

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Messaggio   Inviato: 15 Mar 2015 - 20:00 Rispondi citando Torna in cima

Che emozione ogni volta!

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Messaggio   Inviato: 15 Mar 2015 - 20:32 Rispondi citando Torna in cima

Belle, belle, belle!

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Daniela<Liliana 1926<Emmelina 1896<Emma 1862<Elisabetta 1820<Giacomina 1798<Santa 1761<Giacomina ~1740
Daniela<Andrea 1929< Arnaldo 1892<Giovanni 1857<Lorenzo 1827<Giulio 1804<Luigi 1770<Giulio 1723< Domenico 1703 <Giulio 1661<Giulio 1614<Domenico 1590< Giulio 1570
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Messaggio   Inviato: 11 Mag 2015 - 17:53 Rispondi citando Torna in cima

Di questa lettera datata 1 Febbraio 1808 ometto alcune pagine pagine perché Armandi, convalescente, si dilunga sul suo stato di salute e sugli affari di famiglia. Curiosa, e quindi in tema, è l'ultima parte in cui elenca i costi da sostenere per avere una divisa adeguata al grado.

Mio caro Cugino ed Amico.

Brescia 1° Febb.o 1808

Non sono ancora venti ore trascorse, dacchè mi fù fatta una emissione
di sangue, quindi mal scrivo col braccio impedito
dalla fasciatura e non indolente, però il desiderio di risponderti,
la per me rara combinazione di avere del tempo
disponibile, e la solitudine, m'invitano a passarmela teco.
Se non potrò terminare rimetterò la continuazione a
domani. Ecco ti descrivo in poche parole la mia malattia.
Questo clima è sommamente incostante, l'aria sottile ed
acuta; quindi frequenti le costipazioni anche agli indigeni.

[OMISSIS]

Ora conviene che pensi a mantenermi con decoro
e correre la mia carriera con lustro per non troncare
sul più bello le mie speranze, che tutte sono in fine
riposte nelle mie fatiche. Bisogna che pensi a
mettermi in situazione di aumentare un giorno lo

scarso mio peculio, onde preparare alla mia vecchiaja
quel meno disagiato ricovero che per me si potrà se
mai vi giungo il che non credo. Tù vedi mio caro che
da oggi a domani può venirmi un ordine che mi
sbalzi a trecento leghe di quà; ora come andarvi senza
mezzi? Può venire il momento in cui la cassa
sospenda per qualche vicenda i suoi pagamenti, ed a
chi rivolgermi in tal caso se non ho qualche avanzo?
Posso fare una lunga malattia, può morirmi un cavallo,
posso essere derubato, in fine vi sono mille
casi nella vita d'un uomo isolato, e militare, che
meritano previdenza. Conchiudo dunque che non ho
torto se penso ai casi miei preferibilmente che a quelli
degl'altri, quando possono farne a meno.
Ad onta di ciò mio buon amico credi tù che io sia
in buone circostanze? Ti giuro che al momento
in cui scrivo non ho trenta scudi al mio
comando, cosa purtroppo vergognosa se penso che
una tal somma non arriva a formare la quarta
parte del mio soldo mensile. Tù che sei così
economo penerai a crederlo. Io pure ne rimango
quasi stordito ma la cosa è così purtroppo.
Quì il vitto è carissimo. Io mantengo per
ordinario due cavalli, un servitore, ed un mozzo
di scuderia. Questi quattro animali mi costano
mezzo zecchino al giorno. Altrettanto spendo
io per vivere. Il vestiario è di una spesa esorbitante.
A conti fatti dall' ottobre 1806 fino
a tutt' oggi ho spesi per questo solo articolo

quattrocento scudi. Una bardatura da cavallo mi è costata
38 zecchini, altri 30 per lo meno ne ho spesi in
armi, e più che altrettanti in libri, e tutte cose necessarie
per coprire decorosamente il mio grado. Tu riderai
se ti dico che un cappello mi costa otto zecchini.
Eppure ne ho fatto venire poco fà uno da milano
del prezzo di 122 lire di quella moneta. Un pajo
di spalline mi sono costati dodici zecchini, una bragona
quattro, un pajo di speroni sei, e così mio
caro sfuma il danaro, e sono sempre un pitocco.
E' vero che adesso sono quasi completamente provvisto
di tutto, e spero nel corrente anno di fare
qualche economia, altrimenti guai a me. Ora come
potrei impegnarmi solidamente in sovvenzioni
quando giungo talvolta alla fine del mese senza
un obolo?
Ci voleva mio caro tutta la melanconia di un convalescente
per farti questi conti, e tutta la tua pazienza
per leggerli! Gli ho voluti fare perché sappi
anche tù che non semper ea sunt quae videntur
e che decipit frons prima multos. Devo però
rispondere alla tua lettera, e lo farò domani.
Per ora spengo il lume, e termino la presente
scritta per intervalli in quasi sei ore di tempo
perché sono stato interrotto da parecchie visite.
Addio
Tuo aff.o Cugino ed amico
Armandi

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