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Osservazioni sul cognome Carnera

Robert Moscjon

Osservazioni sul cognome Carnera

Sul "Barbacian" n. 1 del luglio 2006, è apparso l' interessante intervento dello studioso Renzo Peressini, il quale ha proposto una originale interpretazione del cognome Carnera, tipico di Sequals.

Il Peressini dimostra che a Venezia nella seconda metà del '500 "Ioanna de Cesaribus de Carnia dicta la Cargnela", accusata di essere una strega, veniva anche chiamata "Giovanna Carniera" oppure "Giovanna Carnera". Quindi nel dialetto parlato a Venezia nel '500 c' era un' oscillazione tra la -l- e la -r-, con interscambio nella pronuncia.

Tuttavia queste considerazioni sono valide per la città di Venezia, ma non possono spiegare il cognome Carnera di Sequals: infatti in Friuli, già a partire dal secolo XII, una persona originaria della Carnia veniva chiamata Carnèl o Cargnèl o Chiargnèl ecc.; mai invece apparivano le forme *Cargnèr o *Carnèr o *Chiargnèr ecc.

Ad esempio a Cjasièlis, paesino della media pianura friulana, viveva nel sec. XII un certo "Iohannes Carnel "(1), a Marano Lagunare nel 1150 circa viene ricordato "Andreas Carnellus"(2), a Cividale nel 1191 viene segnalato "Iohannes carnellus"(3), nel 1343 faceva il contadino a Gaio "Iohannem Carnellum"(4), nel 1422 viveva "Lenart chiargnel di Sent Çuan di Mançan", a Gemona nel 1358 viene ricordata la "braida chi fo Michulut de la Carnela", ecc.

Dunque per il cognome Carnera friulano non si può assolutamente accettare la spiegazione "veneziana" e bisogna percorrere altre strade.

Prima di tutto, però, è utile dare uno sguardo alle citazioni del nostro famoso cognome:

a. 1305: "Francisci de Spilimbercho f. Carneri "(5);

a. 1428: "Gio. Domenico Marino Carnera" di Spilimbergo(6);

a. 1468: "Antonio q. Daniele Charnerii di Sequals"(7);

a. 1487: "Giacomo della Carnera de Sequals"(8);

a. 1522: "Giacomo de la Carnera q. Giuseppe de Sequals"(9);

a. 1523: "Iacomo fiol che fo de Zuan dela Carnera" di Sequals(10);

a. 1648: "Bernardo della Carnera" di Sequals(11);

a. 1648: "Daniel Carnera" di Sequals(12);

a. 1789: "Zuanne q. Gio. Daniele Carnera da Sequals"(13).

Da notare che nei primi anni del '300 esisteva solamente la forma maschile: latino "Carneri ", cioè "figlio di Carner", che ritroviamo anche nella citazione del 1468. Tale forma ricompare a Spilimbergo nel 1546 con "Pietro Charnier"(14). Da segnalare anche il fatto che durante tutto il '300, e primi del '400, il cognome Carner o Carnera era tipico di Spilimbergo.

Verso la metà del '600, inoltre, vediamo che scompare l' antica forma "de la Carnera" ed il cognome diventa semplicemente "Carnera".

Quindi la nostra spiegazione deve per forza partire dalla forma più antica, cioè da un uomo chiamato "Carner": in seguito sua moglie o sua figlia (o le figlie) presero la denominazione di "la Carnera".

Ma come interpretare il nome (o soprannome) "Carner" ?. Per fortuna ci viene in soccorso il bel libro della studiosa Daniela Piccini, "Lessico latino medievale in Friuli"(15), con la parola latinizzata "carnerium" , cioè "carniere, borsa di cuoio per riporre carne". In detto libro viene citata anche la parola "carneria" nel senso di "bursa falconarii, in qua reponit carnes ad escam falconis"(16).

Anche in un inventario di documenti di archivio, redatto a Strassoldo (Ud) verso l' anno 1560, troviamo la parola latinizzata "carnerii ", nel senso di sacchetti di cuoio per custodire pergamene(17).

Sulla base di questi riferimenti lessicali, pensiamo che "Carner" in origine sia stato il soprannome di un falconiere operante a Spilimbergo, probabilmente presso la corte dei nobili castellani.

Per chi fosse interessato all' argomento della falconeria, segnaliamo la chiesa di Madonna della Fratta a S. Daniele: al suo interno si conserva un interessante affresco quattrocentesco raffigurante la caccia con il falcone.

Sulla rivista "Sot la Nape" del settembre 1987 troviamo, oltre a tre antiche immagini di falconieri, varie notizie e curiosità sulla caccia in Friuli in epoca medioevale(18). Di seguito ne trascriviamo alcuni passi:

"....... Accanto alla venaria si poneva, per l' alto prestigio, la falconeria; diffusa da secoli in Europa, conobbe il periodo di massimo splendore all' epoca delle crociate quando i cattolici ebbero maggiori contatti con gli arabi, popolo di abilissimi falconieri.

Nei primi secoli dopo il mille per questa forma di caccia i signori, tanto laici che ecclesiastici, ebbero una passione maniacale, tanto da voler vicino il proprio falcone persino durante le Sante Funzioni. Un falco di pregio era considerato dono d' immenso valore.

Si sa che i conti di Sponheim, di Ortenburg e di Gorizia dovevano offrire annualmente due falconi alla Corte del Patriarca (di Aquileia) quale simbolo del legame feudale e che il Patriarca Giovanni di Moravia (Giovanni V Sobieslav di Moravia, patriarca di Aquileia dal 1387 al 1394) si attorniava di un gran numero di questi rapaci.

......... Dal rinascimento, tuttavia, le testimonianze sulla falconeria in Friuli si fanno più copiose. Francesco Sforzino da Carcano, falconiere notissimo negli ambienti aristocratici del XV secolo, affermava che gli astori della Patria del Friuli erano assai stimati così come quelli catturati sulle montagne gemonesi che "vengono quasi sempre perfetti in riviera e in montagna" ed ancora come gli sparvieri locali fossero considerati i migliori, per soffermarsi infine sull' enorme numero di "sparvieri stranieri" di passo a Clauzet giurisdizione dei signori di Savorgnan.

Nell' opera "Libro di M. Federico Giorgi, del modo di conoscere i buoni falconi, astori, e sparvieri, di farli, di governarli e di medicarli", stampata a Venezia nel 1547, vien detto: "son gli astori che nascono in Friuli buoni e grandi di persona".

Gli sparvieri paiono essere i più usati in queste contrade ed un' attestazione ci viene ancora da Jacopo di Porcia che ne descrive la caccia alle quaglie .......

Con Francesco di Codroipo s' ha l' ultima accorata difesa di questa disciplina nobilissima, le cui sorti sono ormai segnate. Nel "Dialogo de la Caccia de' Falconi, Astori e Sparvieri", dedicato a Don Ferdinando d' Austria, il Nostro descrive un' immaginaria, cavalleresca diatriba tra il proprio padre, paladino della falconeria, e Giacomo di Savorgnan decantatore della caccia ......

Nei secoli XVII e XVIII la falconeria in Friuli perde progressivamente terreno, nell' ottocento è ancora praticata da qualche isolato romantico, ma si tratta di episodi sporadici, sporadici ma rilevanti poiché hanno fatto sopravvivere questa vetusta tradizione sino ai nostri giorni."




(1)Costantini E., "Dizionario dei cognomi del Friuli", ed. 2002, pag. 146.

(2)Biasutti G., "Il più antico rotolo censuale del Capitolo di Aquileia", ed. 1956, pag. 48.

(3)Costantini E., "Dizionario dei cognomi del Friuli", ed. 2002, pag. 146.

(4)confronta "Spilimbergo medioevale", a cura di Sante Bortolami, ed. 1997, pag. 215.

(5)della Porta, "Memorie su le antiche case di Udine", a cura di Vittoria Masutti, (vol. I ed. 1984, vol. II ed. 1987), pag. 507.

(6)Costantini E., "Dizionario dei cognomi del Friuli", ed. 2002, pag. 148.

(7)Ibidem, pag. 148.

(8)Ibidem, pag. 148.

(9)Ibidem, pag. 148.

(10)Peressini R., "Il cognome Carnera", in "Il Barbacian", n.1, luglio 2006, pag. 53-54.

(11)Archivio Storico del Comune di Travesio, busta "Feudo Savorgnan e Masisti Toppo".

(12)Ibidem.

(13)Costantini E., "Dizionario dei cognomi del Friuli", ed. 2002, pag. 148.

(14)Peressini R., "Il cognome Carnera", in "Il Barbacian", n.1, luglio 2006, pag. 53-54.

(15)Piccini D., "Lessico latino medievale in Friuli", ed. 2006, pag. 147.

(16)Ibidem.

(17)Pellis U., "Da un ‘Index instrumentorum' di Casa Strassoldo", in "Rivista della Società Filologica Friulana", III, a. 1922, pag. 194.

(18)di Strassoldo N. G., "Cenni sulla caccia in Friuli", in "Sot la Nape", n. 3, setembar 1987, pag. 41-51.




di Robert Moscjon
robert.moscjon@alice.it


Pubblicato:  Venerdì, 16 Maggio 2008
Autore:  Robert Moscjon
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