Atti Notarili



di Giovanna Maria Caporaloni

Sono definiti Atti Notarili tutti quei documenti rogati, ossia redatti, da un notaio secondo le formalità prescritte dalla legge: con esso il notaio attesta legalmente e ufficialmente atti e fatti giuridici avvenuti in sua presenza o che lui ha contribuito a realizzare. Il notaio è considerato un pubblico ufficiale con competenza generale e per questo i documenti che egli produce hanno valore di atto pubblico (Codice Civile, Libro VI, Titolo II, art. 2699).

Gli atti notarili vengono conservati dal notaio stesso e quando egli cessa la sua attività sono depositati presso gli Archivi Notarili Distrettuali che hanno competenza provinciale. Sempre presso questo archivio confluiscono generalmente anche le copie provenienti dall’Ufficio del Registro del capoluogo e di quelle località prive di archivio mandamentale.
Teoricamente passati cento anni dalla formazione dell’atto, gli archivi distrettuali versano il proprio materiale presso il rispettivo Archivio di Stato competente per territorio provinciale, ma non è raro il caso che archivi notarili più antichi siano invece conservati in altre sedi quali ad esempio gli archivi storici comunali. Si tratta generalmente in questo caso di materiale prodotto dai notai che nei secoli hanno rogato per il comune e per le autorità civili.

Dopo cento anni dalla loro produzione quindi è possibile rintracciare e consultare liberamente gli atti notarili presso gli Archivi di Stato. L’antichità del fondo notarile può dipendere da fattori legati al periodo di produzione sul territorio, allo stato di conservazione dei documenti o ad eventi bellici e catastrofi naturali che possano aver distrutto tutto o parte del fondo. Si può affermare che la produzione notarile abbia avuto un notevole impulso verso il XIII secolo, ma nella maggior parte dei casi potremo trovare materiale utile alle nostre indagini a partire dalla fine del XIV. In alcuni casi, per fortuna piuttosto rari, inappropriati interventi di “selezione” documentale hanno causato una perdita, incalcolabile dal punto di vista storico, di documentazione preziosa e irripetibile, provocando un vuoto incolmabile. Alcune tipologie di atto notarile che ritroviamo, anche se con nomi talvolta differenti, fin negli atti più antichi sono le compravendite, la redazione dei testamenti, i legati testamentari, l’accettazione di eredità, le rinunce all’eredità, i contratti prematrimoniali e le costituzioni dotali, le cauzioni dotali, le cessioni, le donazioni, le celebrazioni matrimoniali, soprattutto preconciliari, le procure, le divisioni ereditarie, i contratti agrari e l’accensione di mutui, prestiti e censi.

Quali sono gli atti notarili che il genealogista può utilmente consultare? E’ presto detto: tutti. Infatti affinché l’atto sia considerato valido esso deve contenere una serie di informazioni obbligatorie sui contraenti, informazioni che contengono dati considerabili oggettivamente utili al genealogista.
I nomi dei convenuti, i loro cognomi e/o l’indicazione della paternità, l’elenco di fratelli, sorelle, nonni, l’indicazione della consistenza del patrimonio di famiglia e l’ubicazione di case e terreni costituiscono il prezioso frutto della ricerca sui documenti notarili. Talvolta ricchissime di particolari, compresi ad esempio le età dei contraenti e il luogo d’origine, talvolta con informazioni ridotte al minimo necessario, queste antiche carte ufficiali possono testimoniare l’attività negoziale e professionale dei nostri antenati, ma lasciare aperta anche una finestre sulle loro abitudini quotidiane, illustrandone gli oggetti posseduti, i quadri, l’abbigliamento e in generale la vita familiare con i suoi affetti, i suoi lutti, i suoi scontri.

Sarebbe sbagliato pensare che l’atto notarile possa essere stato retaggio solo di pochi appartenenti all’aristocrazia o comunque benestanti poiché, soprattutto nelle epoche più antiche, si era soliti ricorrere al notaio ogni qualvolta fosse necessario sancire con il crisma dell’ufficialità una azione o una rivendicazione. La vendita di un mulo, la restituzione della dote di una sposa morta senza aver generato figli, il testamento di una monaca o l’apertura di un censo del valore di pochi scudi: tutto è diligentemente rogato e conservato dal notaio.

Come consultare questi fondi notarili? Quando ci si reca presso l’Archivio Distrettuale è necessario avere la certezza che l’atto sia stato realizzato in quella determinata provincia, conoscere nome del notaio, dei contraenti e data dell’atto. Quando invece ci si reca presso l’Archivio di Stato anche se la maggiore precisione dà sempre i migliori frutti, pur non conoscendo esattamente il nome del notaio e la data del rogito, sarà sufficiente avere un’idea del luogo in cui l’atto potrebbe essere stato prodotto e dell’arco di tempo più coerente con la ricerca che si sta svolgendo. Molto tempo e molta pazienza faranno il resto: avremo la possibilità di visionare i protocolli (raccolte di atti) notarili dei diversi notai che potrebbero aver operato nel territorio di nostro interesse e, con un po’ di fortuna, potrebbero essere presenti anche gli indici degli atti stessi.

Questi indici, che in certi casi sono riportati in un registro a parte e in altri casi si trovano nel volume corrispondente, possono farci risparmiare molto tempo visto che indicano nomi e/o cognomi delle parti e carta/pagina del volume in cui si trova l’atto. Quando gli indici non esistono sarà necessario consultare i volumi carta a carta e questo potrebbe richiedere molto tempo Un altro piccolo aiuto potrebbe venire dalla eventuale suddivisione delle tipologie contrattuali effettuata dal notaio stesso: alcuni infatti redigevano i testamenti e i contratti dotali in volumi dedicati. Queste due forme di atto notarile sono quelle che consigliamo di consultare per prime, in quanto solitamente più ricche di notizie utili.

Per districarsi nella complicata matassa creata nella scrittura notarile, non solo dalle grafie spesso incomprensibili dei notai e dall’uso del latino fino a tutto il XVII secolo, ma anche e soprattutto dalle numerose abbreviazioni, ci si può rivolgere ai funzionari presenti in sala di studio per qualche piccolo aiuto o munirsi di un buon manuale di abbreviazioni (vedi anche l’articolo Abbreviazioni Latine).
E’ bene sapere inoltre che: per quanto professionalmente preparato e disponibile, il personale di questi uffici non è a nostra completa ed esclusiva disposizione poiché deve svolgere diversi tipi di mansioni ed occuparsi in egual misura di tutti gli utenti.
Negli archivi sono a disposizione utili strumenti quali gli inventari relativi agli archivi notarili conservati, che lo studioso potrà liberamente consultare. In alcuni archivi è necessario telefonare diversi giorni prima di recarsi personalmente, per ordinare i pezzi da prelevare (grazie alla banca dati del SIAS, Sistema Informativo degli Archivi di Stato, possiamo avere attraverso gli inventari on-line una buona panoramica della maggior parte del patrimonio documentale conservato presso gli Archivi di Stato e prenderne nota in anticipo).

Infine una precisazione, forse non necessaria a chi ha già intrapreso con successo la propria ricerca genealogica, ma senz’altro utile ai neofiti: tutti questi documenti, ad eccezione di rari casi, non riportano quasi mai notizie relative ad eventi come il battesimo o la cresima, la data di sepoltura o l’intera composizione del nucleo familiare, quindi la loro ricerca e lo studio dei contenuti dovrà necessariamente inserirsi quale completamento di un’opera di ricostruzione genealogica già avvenuta attraverso gli atti degli archivi parrocchiali o per proseguire a ritroso oltre la metà del XVI secolo, vale a dire quando nella maggior parte degli archivi ecclesiastici non è più possibile rintracciare gli atti delle parrocchie.

IL FONDO CATASTO
Il Fondo Catasto ci permette di individuare quali erano le proprietà possedute dai nostri antenati.

I registri sono solitamente libri di grandi dimensioni a volte forniti di un indice dei cognomi dei proprietari, che rimanda alla pagina dove troveremo: il numero di pagina, il numero di registrazione, il nome od i nomi ed il cognome, la paternità, i numeri mappali ed il loro valore catastale, che a quei tempi come oggi serviva per il calcolo delle imposte.

Seguendo i vari registri è possibile completare le ricerche svolte nelle parrocchie arricchendo le ricerche con informazioni sulle proprietà immobiliari possedute dai nostri antenati.
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ALTRI FONDI
Ecco di seguito un elenco di altri fondi interessanti che si trovano negli Archivi di Stato:

FONDO ARTI E MESTIERI
In questo fondo sono conservati documenti relativi alle corporazioni di persone che svolgevano un’attività artigianale, come i sarti, gli orefici, i calzolai etc.
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FONDO MILITARE
Questo fondo comprende i Ruoli matricolari e le Liste di leva. Di particolare interesse poiché rende possibile verificare se un nostro antenato sia stato arruolato, in quale reggimento e con quale grado; in alcuni casi sono riportati anche i dati fisici e anagrafici della persona.
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FONDO GIUSTIZIA
Non sempre ha questo nome in tutti gli archivi, ma si tratta essenzialmente di una serie di fondi giudiziari. Se qualche nostro antenato è stato chiamato a testimoniare o è stato accusato di un reato, qui troveremmo traccia del processo e forse i riferimenti al relativo incartamento.
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FONDO NOBILIARE
In questo fondo sono raccolte le testimonianze di investiture, concessione di titoli o feudi, con le motivazioni ed eventualmente anche gli stemmi concessi, talvolta anche riprodotti nel relativo documento.
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