I Cognomi


di Giovanna Maria Caporaloni

Il cognome nella società odierna è considerato uno dei principali elementi identificativi di una famiglia poiché da lungo tempo si tramanda di generazione in generazione.

E’ difficile riassumere efficacemente la lunga storia del cognome, dalla sua nascita, alla fissazione fino alle recenti evoluzioni, con alcuni brevi cenni, ma l’importanza che un tale elemento riveste all'interno della ricerca genealogica ci spinge ad illustrane almeno i passaggi fondamentali.

Nella Roma arcaica ad ogni individuo corrispondeva un unico nome, ma successivamente l’influenza del popolo sabino, nel quale era in uso il doppio nome, favorì l’evoluzione binominale dell’onomastica latina fino all’epoca tardo repubblicana quando iniziò a diffondersi la forma trinominale costituita da un praenomen, il nostro attuale nome proprio, un nomen, che indicava la gens (ossia l’insieme di famiglie che facevano capo ad un antenato comune e avevano in comune tradizioni e culto) di appartenenza e il cognomen, una sorta di soprannome di famiglia che serviva a distinguere meglio i diversi rami della stessa gens; ad essi si aggiunsero più tardi i supernomina (distinti in agnomina e signa) ovvero una sorta di ulteriore cognomen che era costituito da un soprannome personale necessario a distinguere gruppi ancor più ristretti all’interno del ramo familiare, in cui spesso si trovavano diversi omonimi. Anche il supernomen alla stregua del cognomen poteva essere trasmesso di padre in figlio e attribuito in base ad una carica onorifica, un fatto d’armi di particolare rilevanza o una caratteristica personale (es. Publio Cornelio Scipione Africano Maggiore: Publio, praenomen o nome proprio, Cornelio, nomen appartenente alla gens Cornelia, Scipione, cognomen ovvero soprannome di famiglia che indica appartenenza al ramo degli Scipioni, Africano, supernomen, soprannome personale legato alla carica di console e ai successi militari ottenuti in Africa, Maggiore, ulteriore supernomen, in relazione ad un omonimo discendente detto “Africano Minore”).

Il dissesto sociale causato dalle invasioni barbariche favorì un progressivo abbandono del trinomio, e il binomio ricomparve verso l’XI-XII secolo, soprattutto ad uso delle famiglie di nobile lignaggio; coloro per i quali non era ritenuto necessario tramandare la memoria del casato venivano invece distinti solo con il semplice nome proprio, accompagnato tuttavia sempre più spesso da un soprannome che poteva indicarne la località d'origine, una caratteristica fisica o la paternità, ma che difficilmente si tramandava per più generazioni.

Tra il XIV-XVI sec., a causa di un progressivo sviluppo della popolazione che rende necessario distinguere con una certa sicurezza i diversi nuclei familiari, i cognomi iniziano a riproporsi nel loro ruolo originale anche tra le famiglie meno abbienti. Per la formazione dei cognomi moderni possiamo fare riferimento a una serie di etimologie diverse sulle quali essi si sono composti ed evoluti.

1) Possono derivare innanzitutto da un nome proprio si persona (Augusto, Mariotto, Benvenuto, Baldovino) anche in forma di genitivo patronimico, che indica cioè la discendenza da uno stesso padre o l’appartenenza ad una famiglia derivante da un antenato comune. E’ questo il caso del cognome Berti, attribuito originariamente a figli e discendenti di un Berto e che può anche svilupparsi in forme diminutive o accrescitive come nel caso di Bertini, Bertoni o Bertotti. Palesemente questo tipo di cognome nel corso dei secoli può essere stato attribuito a famiglie diverse, non necessariamente legate da parentela, poiché è chiaro che all’origine possano essere esistiti più soggetti diversi chiamati Mariotto, Baldo o Berto. Stesso discorso per cognomi quali Marchetti, Lucarini, Baldi, Giampieri, Gregori e simili.

2) Similmente all’antico cognomen alcuni cognomi moderni traggono la loro origine da un soprannome. Può trattarsi di un soprannome attribuito al capofamiglia e relativo ad una sua caratteristica fisica o caratteriale ben precisa come Magri, Piccioli, Grassi, Gambellli, Occhiodoro, Taccaliti, Feroci, Meschini e così via, o riferito ad un episodio o ad un comportamento occasionale, comprensibile ma non più ricostruibile storicamente nello specifico, come nel caso di Brugiapaglia, Paccapelo, Squarcialupi. Talvolta il soprannome si tramanda per molte generazioni senza particolari mutamenti, tal’altra è di breve durata poiché figli e nipoti nel corso della loro esistenza “guadagnano” a loro volta un soprannome personale, che tramandano ai propri discendenti. Così è facile che da un primo Mariotto Pesarese derivino, ad esempio, sei diversi rami, uno per ogni figlio maschio, ai quali sono attribuiti sei diversi soprannomi: Santino Pesarese (come il padre), i cui figli però saranno chiamati Santini, Domenico Mariotti (ossia figlio di Mariotto) la cui discendenza si chiamerà Mariotti, Tommaso il Pesarese detto Tommasone, i cui discendenti si chiameranno Tommasoni/Tomassoni, e così via fino alla formazione di ben sei distinti cognomi a distanza di due o tre generazioni.

3) Alcuni cognomi possono avere un’origine toponomastica o etnica, derivando da nomi che potrebbero indicare il luogo di provenienza dell’antenato più antico; ad esempio Cremonesi, Riminesi, Genovesi, Trevisan, Vicentini, Veronesi fanno riferimento a città come Cremona, Rimini, Genova... Più spesso si riferiscono a luoghi con nomi generici non immediatamente riconducibili, come nel caso di Belvederesi, che può indicare la provenienza da un qualsiasi luogo denominato Belvedere, o Montanari, Paesani, Cittadini e così via.

4) Infine alcuni cognomi fanno palese riferimento ad una categoria professionale: Ferrari, Magnani, Speziale, Orefici, Marangoni, Medici, Spadaro, Beccari e molti altri si riferiscono al mestiere esercitato generalmente da colui che per primo riceve questo epiteto.

Abbiamo visto quali siano in linea di massima i cognomi italiani; e se ci chiedessimo quanti sono? Nell'uso quotidiano della lingua è accaduto diffusamente che il nome e il soprannome venissero modificati da storpiature, forme dialettali, errate pronunce, vezzeggiativi, dispregiativi, diminutivi o accrescitivi, il cui contributo nel corso dei secoli ha portato alla formazione di oltre trecentocinquantamila forme cognominali solo in Italia. Questa mobilità delle forme si è verificata nella maggior parte dei casi prima dell’istituzione degli uffici di Stato Civile. In alcuni casi lo storpiamento del cognome è avvenuto proprio nel momento del passaggio dalla lingua parlata alla necessaria trascrizione sui registri parrocchiali o di stato civile, per l’uso invalso del dialetto locale o per l’errata interpretazione, talvolta ipercorrettiva, di parroci e ufficiali addetti alla compilazione. Questa cifra non può comunque considerarsi fissa e inamovibile: con il tempo può contrarsi, per l’estinguersi di alcune famiglie, o, viceversa, essere incrementata dall'afflusso di cognomi stranieri.

Per concludere: è bene ricordare che, in ogni caso, a parità di cognome non corrisponde automaticamente un’origine condivisa: solo con un’accurata ricerca genealogica sarà eventualmente possibile scoprire, e certificare, la reale esistenza di un comune antenato.





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