Glossario abbigliamento

GLOSSARIO
Dei vocaboli desueti, della lingua latina, classica e medievale, e della lingua volgare.

Agarole: aghi per fare calze.

Agugietta: spillo.

Amitto: indumento ecclesiastico formato da un quadro di tela che copriva il collo dell’officiante.

Angagiante: sopramanica femminile.

Arbasi: panni ordinari di lana.

Arenzo o rensa: tela di lino molto sottile usata per colletti, polsini, cuffie, originariamente prodotta a Reims da cui il nome.

Armellini: pellicce di ermellino.

Ballandrano: veste da camera da uomo.

Bandiera: tela di filo di bambagia impiegato per ricami.

Balzana: striscia che guarniva gli abiti alle estremità, bordo, risvolto, anche in colore contrastante.

Bambagia/bombace: cotone.

Bambagina/bombagina: teletta di bambagia o misto lino.

Baracano: tessuto di pelo di capra, oppure indumento foggiato all’araba.

Basino: tessuto di cotone ad effetto diagonale usato anche come fodera per i corpetti.

Beretino/berectino: colore cinereo, sfumatura di grigio che, se abbinata a tessuti serici e lucenti, rendeva il vestito sobrio ed elegante.

Bernia o hibernia: sopravveste femminile simile al mantello, fissata su una o entrambe le spalle, acquisiva pregio e valore a seconda della fodera in seta o pelliccia e durante i secoli XIV-XVI era considerato indumento di lusso e indossato dalla nobiltà.

Bialdo: veste lunga fino ai piedi, allacciata ai lati.

Bigaratura: guarnizione di nastri e merletti cuciti all’abito.

Bindella/bindello: tipo di fettuccia o nastro, anche benda.

Bisso: tessuto finissimo in lino (originariamente tessuto rarissimo ricavato dal filamento di un mollusco marino).

Bocacina: tela con imbottitura di bambagia.

Bocla: fibbia, fermaglio.

Borgo: sinonimo di “guarnello” nel territorio di Ancona e zone limitrofe (metà sec. XIX).

Brassiera: busto, giubbetto, camicia da notte.

Broccato: preziosissimo tessuto in seta pesante lavorato con gruppi di fili di seta, oro o argento, sollevati a “brocchi” su fondo di raso.

Bruschino/bruscolino: colore rosso intenso simile alla tonalità del vino lambrusco. Usato per sopravvesti.

Buratello: tessuto semipovero in canapa usato nel XV sec.

Buratto: tessuto rado e trasparente.

Burratto di seta: drappo quasi trasparente su cui insistono ricami preziosi.

Cadizzo/codizzo: stoffa leggera di poco pregio (da Cadiz, Spagna).

Calamandra: stoffa di lana prodotta a Calamandrana.

Calancà/calania: tela stampata a fiori.

Caligas: scarpe, calzature.

Calzebrache solate: calzone di panno molto aderente, composto da due pezzi separati e fermati da una striscia, sempre di panno, che fasciava il basso ventre e i fianchi. Rivestivano la gamba coprendo il piede e potevano essere fornite di suola sotto la pianta.

Cambellotto/camelotto/ciambellotta/zambelotto: tessuto di lana pesante, anticamente di cammello o capra, proveniente per lo più da Costantinopoli e Armenia, dove era lavorato da tessitori veneti.

Cambraletela di Cambrai altrimenti detta cambri’ o cambrich.
Nel XIX sec. usato anche per semplici vesti femminili.

Camise rebustate: camicie con busto.

Cangiantecolore iridescente che appare diverso secondo l’angolo di osservazione.

Caputeum directum e perdirectum: tipi di cappuccio femminile.

Catalogna: tipo di lana pesante

Cendale/cendado/cendado/zendale/zandado: nel sec. XIII tessuto in seta molto leggero, più tardi velo in seta quasi sempre nera ma con bordature oro/argento che si appuntava sul capo e la cui lunghezza poteva variare dalle spalle a tutta la figura; successivamente identifica uno scialle nero con frange e in epoca più recente il velo usato dalle donne nelle funzioni religiose.

Cenganesca: acconciatura in voga alla metà del XVI sec.

Cioppa: vedi Pellanda (secc. XV-XVI)

Clamide: mantello corto, ampio e leggero.

Cocolla: sopraveste dei monaci e dei frati con maniche lunghe e cappuccio che s’infila dalla testa.

Copta/cotta: tunica bianca o di altri colori in lino o cotone, con maniche lunghe e ampia in fondo, dapprima indossata da sola(secc. XII-XIV), poi sotto la giornèa.

Corduano de cavallino: corduano (ovvero cuoio che si produce a Cordoba) era un tipo di cuoio piuttosto resistente usato per scarpe, borse, tappezzerie.

Cottino: sottana.

Cremes/cremisino/cremusino/chermisi: termine con cui si identificano sia un colore che, per estensione, un drappo tinto di quel colore. Tonalità di rosso acceso. Considerato molto lussuoso.

Crepo: stoffa crespata.

Cupo: colore di tonalità scura piuttosto intenso.

Damasco: tessuto in seta caratterizzata dal contrasto tra il disegno in raso lucente e il fondo opaco.

Dingolis: pendaglini decorativi.

Dobletto: tessuto a coste in rilievo o a spina anticamente lavorato a Napoli, ma originario della Francia. Poteva essere in lino, bambagia o seta.

Drappo: stoffa molto fine e lucente destinata a vestiti di lusso.

Droghetto: velo di pizzo.

Falda: parte dell’abito femminile tra cintura e ginocchio.

Faldiglia o verdugale: originariamente sottogonna di origine spagnola, poi assurta al ruolo di accessorio e infine anche di sopravveste, fornita anche di stecche in legno o cilindri imbottiti usati per allargare la gonna.

Ferraiuolo: ampio mantello di stoffa a taglio svasato indossato dagli uomini di elevato rango sociale.

Filisellostoffa di seta.

Fioretto: filo di seta.

Flammeum: velo rosso indossato anticamente dalla sposa romana e in epoca protocristiana dalle fanciulle che intendevano dedicarsi alla vita religiosa durante la cerimonia della velatio virginis.

Fodretta: federa.

Folas: tessuto lucido adatto ad abiti da sera. Diffuso nel sec. XIX.

Fontange: acconciatura in auge a metà del sec. XVII, creata dalla favorita del re Luigi XIV, Marie-Angelique de Fontanges e poi modificatasi nel corso degli anni. Furoreggiò tra il 1665 e il 1680.

Franza: fiocco, guarnizione.

Frassata lecti: coperta da letto.

Fratesco: colore proprio degli abiti dei frati.

Freila: tessuto robusto per contenere le piume del materasso.

Frizzato: tessuto auroserico, opera dei frixerii, maestri della lavorazione della seta intessuta con fili d’oro o d’argento.

Galone: frangia d’oro o d’argento per paramenti sacri.

Gamorra/gamurra/camorra/camurra e simili: veste ampia e lunga, aperta sul davanti e indossata sopra la tunica, che prende il nome da una stoffa usata nel Medioevo per confezionare abiti femminili.
Citata talvolta anche come capo d’abbigliamento maschile, in realtà è l’abito più descritto nelle doti tra il XV e il XVI sec. sia nella forma di sopravveste intera che divisa tra corpetto e sottana.

Gelosia: lavorazione delle maniche di epoca rinascimentale, con tagli “a graticolato”.

Ghirlanda: gioiello composto da una corona a diadema che circonda il capo quale ornamento per acconciature. Può essere di fiori freschi o in stoffa, se in metallo prezioso può avere gemme incastonate.

Giogiolino/giugiolino: colore fulvo, talvolta tendente al nocciola o al rosato.

Giornea: nata come sopravveste militare nel XV sec., fu adottata anche dalle donne aperta sui fianchi e sotto le braccia, con maniche spesso di colore differente e fodera di pelliccia.

Giuppa: corpetto, corsetto, parte superiore di un abito femminile le cui parti erano allacciate con cordicelle.

Gippone / giuppone: giubba contadinesca, sorta di farsetto che copriva il busto, allacciato sul davanti, lungo oltre la vita, con punte stondate.

Giustacuore: farsetto attillato in vita, lungo fino alle ginocchia.

Goletta: collare.

Gorghiera/gorghera/gorgiera: colletto ampio, più pregiato in lino ma anche in cotone, con pieghe o increspature create nel tessuto mediante inamidatura e stiratura, più o meno rigido secondo la moda dell’epoca.

Gorzalina: vezzo di perle o pietre preziose, solitamente con pendente, poteva essere indossata al collo o sulla fronte. Era prerogativa di donne ricche ed eleganti.

Gozzetti: ornamenti che si portavano stretti attorno al collo, anche in raso o velluto, a sostenere un pendente.

Grana: colore rosso intenso ricavato originariamente dalla lavorazione di un insetto essiccato.

Granato: pietra preziosa color rosso cupo.

Grisetto: stoffa comune di colore grigio.

Grograno: ricamo a grana grossa oppure stoffa di seta mista a pelo di capra.

Guarnacca: sopravveste indossata sopra ogni altro abito, talvolta con cappuccio, molto ampia e aperta ai lati. Poteva essere foderata di pelliccia.

Guarnello: stoffa d’accia o bambagia che dà il nome ad un capo d’abbigliamento femminile confezionato con tale tessuto; veste femminile scollata, senza maniche, indossata per uso casalingo o sotto altri abiti piuttosto povera.
Veste principale di contadine e popolane, fu usata anche come sottabito in più strati contemporaneamente per rendere meglio il volume degli abiti.

Guazzarone/guazzerone/vazzarone: camiciotto semplicissimo tipico delle Marche, di tela grezza e ruvida, usato come abito da lavoro per le faccende campestri da uomini e donne.

Indiana: tela stampata.

Lavorino: passamaneria.

Legiadro: tessuto fine adoperato per i veli più leggeri.

Lista: guarnizione o passamaneria.

Lopi cervieri: linci e pelli di questi animali.

Madras: tessuto, solitamente a colori vividi, con ordito in seta e trama in cotone usato per fazzoletti, scialli ecc.

Mandile: acconciatura tipica delle donne sposate realizzata con un fazzoletto che si poneva sul capo, rigirato e avvolto.

Mandoletta: rete fatta al tombolo.

Manfede: anello nuziale in cui vi sono due mani strette insieme.

Maniglia: braccialetto.

Mantellinos pervos: mantelli corti aperti sul davanti.

Mantellum parvum: mantello di media lunghezza senza strascico.

Mantile: pizzo triangolare di colore nero portato dalle donne con una punta cadente sulla fronte.

Manzetto: pelle conciata usata in genere per la tomaia delle scarpe.

Martiri: pelli di martora.

Mascarizzo: cuoio di bue.

Maspillis: spilloni in argento che terminano con pietre preziose o fiori smaltati usati nelle acconciature tra il XIII e il XIV sec. in Italia.
Successivamente il termine si è usato per indicare anche spilloni o ganci che fungono da bottoni.

Mesero: scialle pregiato di forma quadrata.

Mezzatum: stoffa mista di due o più colori e abito confezionato con questa tecnica.

Mezzolano: tessuto di lana mista a lino o canapa.

Mignonetta: merletto finissimo.

Mochiada: da mocade, stoffa tessuta a Lille, Rouen etc. simile alla seta.

Moretta: maschera di forma ovale, nera, usata per coprire il volto e caratterizzata dall’assenza di lacci o legature.
Diffusa nel XVIII sec., è detta anche “muta” poiché veniva sorretta esclusivamente da un bottoncino posto all’interno che doveva essere trattenuto dalle labbra, operazione che sostanzialmente impediva al soggetto di parlare.

Mussolina: mussola, tessuto leggerissimo e morbido usato per confezionare abiti di lusso. Di cotone o lino o seta.

Mudande: mutande, in tela o in bombasina.

Nasitergia: fazzoletti da naso.

Orgini: orecchini.

Ormesino/ormisino/ermesino e simili: tessuto di seta leggero e sottile (da Ormuz, Persia).

Palastre: tipo di calzatura realizzata con una serie di travicelli sovrapposti o forse con una tomaia realizzata mediante intersezione di strisce di cuoio e tela rigida.

Pallio: indumento ecclesiatico, stola lunga e stretta che si pone sulle spalle con due lembi pendenti, ornato di sei croci di colori diversi.

Paludamentum: mantello militare.

Panella e pietta: acconciature realizzate generalmente nelle campagne e tra il popolo, con l’uso di un pannicello ripiegato sul capo, talvolta sostenuto da un’anima di tela rigida. Quella “da vedovanza” è probabilmente di colore nero.

Papillione: parte della crestina della cuffia.

Pectoralia: pettorali.

Pellanda: sopravveste generalmente femminile ampia e lunga in voga dal XIV sec. Aveva vita molto alta aderente al seno e lunghe maniche ampie o strette.
Poteva essere foderata di pelliccia. Faceva parte dell’abbigliamento delle famiglie più agiate.

Pelliccetta per manina e pelliccetta per pulci: in voga tra la fine del XV e i primi anni del XVI secolo; consisteva nella pelle intera di un animale decorata con puntali in oro o argento e pietre preziose al posto degli occhi; tramite una catenella poteva essere legata alla cintura o alle spalle.
Aveva la funzione di attirare gli sgradevoli parassiti allontanandoli dalla persona.

Percalle: tessuto di cotone leggero.

Pianella: calzatura di stoffa, senza lacci, che lascia scoperto il calcagno, anticamente sostenuta da suole in legno alte fino a trenta-quaranta centimetri.

Pianeta: indumento ecclesiastico, sopravveste di seta spesso riccamente ornata aperta sui fianchi adoperata dal sacerdote durante la messa.

Piccato: traforo artistico nel tessuto.

Picchè/piquet: tessuto di cotone con diritto in rilievo rigato per la sovrapposizione di due fili di ordito e due di trama con diverso spessore e tensione.

Picò: merletto, pizzo.

Piviale: indumento ecclesiastico, ampia veste liturgica di stoffa pregiata di forma semicircolare.

Pleureuses: striscie di mussolina nera da mettere sulle maniche in segno di lutto.

Puntale: fibbia, spillone o guarnizione in metallo e pietre per abiti e berrette.

Rangietto: colore simile al ruggine chiaro.

Rascia/rassa: tessuto in lana ruvido e grossolano proveniente dalla Rascia (Serbia).

Rattina: tessuto di lana a pelo lungo ed arricciato.

Reticella: può avere due significati a seconda del contesto: 1° trina, ricamo, merletto ad ago; 2° acconciatura con retina in fili d’oro e d’argento o in seta, arricchita da perle e pietre preziose.

Rigato/rigatino/rigadone: lavorazione del tessuto a righe colorate.

Rosetta: ornamento di stoffa o di metallo tipo borchietta a forma di rosa.

Sacco/sacchum: vedi Pellanda

Saia: tessuto di lana leggero usato in primavera o estate e abito confezionato con tale tessuto.

Sargia: tessuto leggero di lino o lana.

Sattino: tessuto di seta, raso.

Scapino: calza o calzino.

Scarsellino/Scarsella/Scarcella: borsa a tracolla di diverse misure e lunghezze.

Scherpa: dote, corredo nuziale

Schiavina: mantello di stoffa grossolana con maniche e cappuccio.

Scossale: grembiule.

Scotto: pannolana leggero chiamato anche saietta.

Scuffiotto: cuffietta;

Scuffia sete nigre intertexta auro: cuffia di seta nera intessuta d’oro.

Sempiterna: tipo di stoffa robusta solitamente in lana.

Sgridatto o vaio: pelliccia di scoiattolo oggi nota con il nome di petit-gris.

Sorsi: ripiegature, balze non arricciate, orli.

Stammo: maglia di lana.

Tabarro: mantello invernale solitamente da uomo, attestato nel 1503 ad Ancona anche da donna in panno fino foderato di drappo.
A Venezia nel sec. XVIII mantello di tessuto pregiato con doppia mantellina usato da nobili uomini e donne.

Tabbi: drappo di seta pesante simile al damasco.

Taffetà: tessuto di seta, tessuta come la tela, leggero e lucente con sfumature cangianti.

Taneo/tanello/tanè: colore marrone bruciato.

Tobaleas a spatula o tobaleones: scialli da indossare sulle spalle.

Traversa: fascia più o meno ampia da indossare attorno alla vita con funzione di grembiule.

Triglia: qualità pregiata di cammellotto.

Trinciante: scialle di panno fine indossato per mantenere la pettinatura femminile durante la notte o di giorno per ripararsi dal freddo.

Trinciati e trinciature: vesti o stoffe che presentino ricami traforati; intagli nel tessuto dai quali si intravede il tessuto sottostante, in contrasto di colore.

Vaio: vedi Sgridatto.

Verghetta: fede nuziale.

Vezzo: solitamente di perle, consiste in uno o più giri di perle, anche con pendenti, da indossare al collo o come diadema.

Vista: apertura del tessuto di forma semplice o romboidale ripetuta più spesso su maniche o corpetti, atta a mostrare il tessuto sotostante.

Zagana: bordura di passamaneria, guarnizione di abiti femminili.

Zona fulta: cintura con rinforzi.





Questo articolo proviene da TuttoGenealogia.it
https://www.tuttogenealogia.it/