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Elenco completo
Come vestivano i nostri antenati?

(802 totale parole in questo testo)
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di Giovanna Maria Caporaloni

Scorrendo tra le pagine dei molti documenti che sarete costretti a consultare per approfondire le vostre ricerche, potrà capitare di imbattersi in definizioni antiche e originali, lunghe liste di beni dotali o monti ereditari in cui siano descritti capi di abbigliamento indossati dai nostri amati predecessori.
Uomini, donne bambini, ciascuno a suo modo e nei limiti delle possibilità economiche, erano provvisti di indumenti più semplici per la vita di tutti i giorni e il lavoro, eleganti o sgargianti per le occasioni festive, pesanti e tetri per quelle inevitabili e dolorose circostanze nelle quali non era possibile sottrarsi al lutto.

A prescindere dalle zone geografiche, ma non dalle epoche storiche e ancor meno dal ceto socio-economico riconducibile a professioni e proprietà, esiste una lunga serie di capi di abbigliamento che possono essere considerati panitaliani, alla stregua di certi cognomi, ovvero distribuiti uniformemente su tutto il territorio, e descritti in maniera consimile.

Soprattutto nelle epoche più antiche infatti le tendenze modaiole non seguono una linea prettamente locale, ma si rifanno alla bellezza e al pregio dei tessuti o, viceversa, al basso costo e facile reperimento degli stessi. Le linee sono sempre molto simili, variando per pochi piccoli particolari come la lunghezza dei mantelli, lo spessore del panno, la forma dei cappucci o l’ampiezza degli scolli, ma restando in linea di massima sullo stesso modello.

E’ importante infine sottolineare il fatto che anche le famiglie benestanti, quelle che per necessità d’immagine, o mancanza di sobrietà, tendono ad eccedere in lussi nel vestire, sono costrette a rimanere nei parametri che, almeno fino alla fine del XVI secolo, vengono periodicamente fissati e ripetuti dapprima nelle norme statutarie a carattere suntuario poi in vere e proprie prammatiche suntuarie, ossia corpi normativi emanati dalle principali autorità di governo. Gli scopi che queste norme si prefiggono sono fondamentalmente tre.

Il primo e più evidente, anche se non il più importante, è quello di morigerare i costumi per favorire l’educazione morale delle popolazioni ad una spesa consapevole ed attenta. Il secondo, estremamente rilevante ed altrettanto evidente, è frenare gli sperperi e il conseguente depauperamento delle famiglie più ricche che con i propri bene potrebbero contribuire, in caso di necessità, alle esigenze di spesa militare dello stato. Il terzo scopo che chiaramente serpeggia tra le righe di questi corpi normativi, è quello di stabilire rigorosamente il confine tra i ceti sociali, che, soprattutto nelle città più ricche ed economicamente vivaci, si distinguono per capacità economica oltre che in base al lignaggio, alle conoscenze culturali e alla possibilità di esercitare il potere politico.

Dove trovare indicazioni utili sul loro abbigliamento?

Esistono documenti che contengono ampie descrizioni di fogge e tessuti impiegati per confezionare gli abiti dei nostri antenati e delle nostre antenate. Alcuni hanno un carattere che potremmo definire “soggettivo” ovvero descrivono l’abbigliamento che i nostri antenati hanno effettivamente posseduto; sono tutti quelli che riguardano direttamente la nostra famiglia e in particolare: gli elenchi dotali allegati ai contratti prematrimoniali, ovvero alle Constitutio dotis, alle Cautio dotis successive e ai testamenti femminili (ove questi siano in uso), per le descrizioni dell’abbigliamento femminile, e l’inventario del monte ereditario, se presente, che si trova nei testamenti maschili.

Molto importante può rivelarsi la documentazione iconografica, se siete così fortunati da possedere il ritratto di uno o più antenati, e quella fotografica familiare di varie epoche.

Le fonti che “oggettivamente” descrivono fogge e tessuti in voga in un determinato periodo e/o luogo, possono consistere invece in elenchi doganali delle merci che transitano in città, elenchi dei beni di primo consumo soggetti al dazio, norme e prammatiche suntuarie, bandi sul commercio, cronache economiche di storici locali, diari di viaggio, manuali di abbigliamento antichi o moderni, relazioni politico-amministrative compilate nel passaggio del governo da un’autorità all’altra, talvolta anche corredate da figurini, o fondi archivistici pubblici e privati contenenti opere che riguardino la storia del costume, come nel caso dell’interessantissima raccolta delle stampe “Achille Bertarelli” di Milano, infine dizionari e testi di storia dell’abbigliamento.

Cosa significano certi termini?
Quando ci troviamo finalmente di fronte al documento potremmo avere qualche titubanza riguardo al significato di alcune definizioni.

Senza la pretesa di essere esaustivi - vista la gran mole di tradizioni particolari e dialetti locali diffusi lungo la penisola nonché l’ampiezza del periodo storico trattato - e indicando in linea di massima quei capi che possono ritrovarsi nelle descrizioni di gran parte della documentazione notarile, vogliamo offrire qui un piccolo glossario dei termini più comuni (ma di comprensione tutt'altro che immediata!) che potreste incontrare durante la vostra opera di ricerca.

Non suddivideremo il glossario in abbigliamento femminile. maschile o infantile, tenendo conto che i tessuti sono generalmente i medesimi, le fogge sono quasi sempre ben distinte dai rispettivi termini e fin dalle epoche più antiche l’abbigliamento infantile, dopo i tre-quattro anni, rispecchia quasi fedelmente certi stilismi di quello adulto.


  

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